Quando la soluzione non c’è, tocca inventarla.
Non sembra esistere un modo di fermare immediatamente le violenze in Ucraina. Le strade possibili sono diverse e tutte rischiose. Nel momento in cui pensiamo a una serie di sanzioni contro la Russia, scopriamo anche che la Russia si sta preparando da anni per affrontare queste sanzioni. Ci è noto inoltre che isolare un paese può non portare a esiti risolutivi e ragionevoli dentro quel paese, e che un Putin sotto scacco è un Putin più pericoloso, che le violenze in aumento in Ucraina hanno a che fare anche con gli Ucraini che stanno resistendo di più. Tuttavia non pare una via d’uscita esplicitamente proponibile che gli Ucraini si arrendano, Zelenski venga rimpiazzato, la democrazia cancellata e che l’Ucraina diventi uno stato vassallo come la Bielorussia. Aiutarli a difendersi, mandando loro delle armi non è esente da rischi: nelle mani di chi finiranno infatti e chi le utilizzerà? E se non diamo le armi, li abbandoniamo del tutto? Allora andiamo noi a combattere, inviamo dei soldati, ma non ci sono le condizioni politiche e sarebbe un disastro, un problema ulteriore. Allora torniamo sulle sanzioni però escludendo il gas, se no come riscaldiamo le case sul lungo periodo e diamo l’energia alle aziende che devono produrre? Ci troviamo in una di quelle situazioni in cui “la soluzione” non esiste. Sta avvenendo qualcosa di imprevisto, a cui siamo impreparati, che è frutto di valutazioni pregresse poco lungimiranti su molte cose tra cui l’indipendenza nell’approvvigionamento energetico e nei rapporti finanziari, per esempio. Ci troviamo a tu per tu con quello che gli antichi greci chiamavano aporia, l’assenza di un espediente ingegnoso. È il passaggio impraticabile, la strada senza uscita, il blocco. C’è chi dice che se ne esce solo con il “salto quantico”, un cambiamento radicale di visione, modello, punto di vista. Il salto ti sposta dal luogo di osservazione in cui ti trovi. È la strada senza uscita che irrompe nelle nostre certezze fino a trasmutarle. È camminare dove non c’è strada per tracciarne una nuova. Si tratta davvero di questo?
editoriale
Quando la soluzione non c’è, tocca inventarla.
Non sembra esistere un modo di fermare immediatamente le violenze in Ucraina. Le strade possibili sono diverse e tutte rischiose. Nel momento in cui pensiamo a una serie di sanzioni contro la Russia, scopriamo anche che la Russia si sta preparando da anni per affrontare queste sanzioni. Ci è noto inoltre che isolare un paese può non portare a esiti risolutivi e ragionevoli dentro quel paese, e che un Putin sotto scacco è un Putin più pericoloso, che le violenze in aumento in Ucraina hanno a che fare anche con gli Ucraini che stanno resistendo di più. Tuttavia non pare una via d’uscita esplicitamente proponibile che gli Ucraini si arrendano, Zelenski venga rimpiazzato, la democrazia cancellata e che l’Ucraina diventi uno stato vassallo come la Bielorussia. Aiutarli a difendersi, mandando loro delle armi non è esente da rischi: nelle mani di chi finiranno infatti e chi le utilizzerà? E se non diamo le armi, li abbandoniamo del tutto? Allora andiamo noi a combattere, inviamo dei soldati, ma non ci sono le condizioni politiche e sarebbe un disastro, un problema ulteriore. Allora torniamo sulle sanzioni però escludendo il gas, se no come riscaldiamo le case sul lungo periodo e diamo l’energia alle aziende che devono produrre? Ci troviamo in una di quelle situazioni in cui “la soluzione” non esiste. Sta avvenendo qualcosa di imprevisto, a cui siamo impreparati, che è frutto di valutazioni pregresse poco lungimiranti su molte cose tra cui l’indipendenza nell’approvvigionamento energetico e nei rapporti finanziari, per esempio. Ci troviamo a tu per tu con quello che gli antichi greci chiamavano aporia, l’assenza di un espediente ingegnoso. È il passaggio impraticabile, la strada senza uscita, il blocco. C’è chi dice che se ne esce solo con il “salto quantico”, un cambiamento radicale di visione, modello, punto di vista. Il salto ti sposta dal luogo di osservazione in cui ti trovi. È la strada senza uscita che irrompe nelle nostre certezze fino a trasmutarle. È camminare dove non c’è strada per tracciarne una nuova. Si tratta davvero di questo?
Quando la soluzione non c’è, tocca inventarla
10 marzo 2022
Cuneo
Quando la soluzione non c’è, tocca inventarla.
Non sembra esistere un modo di fermare immediatamente le violenze in Ucraina. Le strade possibili sono diverse e tutte rischiose. Nel momento in cui pensiamo a una serie di sanzioni contro la Russia, scopriamo anche che la Russia si sta preparando da anni per affrontare queste sanzioni. Ci è noto inoltre che isolare un paese può non portare a esiti risolutivi e ragionevoli dentro quel paese, e che un Putin sotto scacco è un Putin più pericoloso, che le violenze in aumento in Ucraina hanno a che fare anche con gli Ucraini che stanno resistendo di più. Tuttavia non pare una via d’uscita esplicitamente proponibile che gli Ucraini si arrendano, Zelenski venga rimpiazzato, la democrazia cancellata e che l’Ucraina diventi uno stato vassallo come la Bielorussia. Aiutarli a difendersi, mandando loro delle armi non è esente da rischi: nelle mani di chi finiranno infatti e chi le utilizzerà? E se non diamo le armi, li abbandoniamo del tutto? Allora andiamo noi a combattere, inviamo dei soldati, ma non ci sono le condizioni politiche e sarebbe un disastro, un problema ulteriore. Allora torniamo sulle sanzioni però escludendo il gas, se no come riscaldiamo le case sul lungo periodo e diamo l’energia alle aziende che devono produrre? Ci troviamo in una di quelle situazioni in cui “la soluzione” non esiste. Sta avvenendo qualcosa di imprevisto, a cui siamo impreparati, che è frutto di valutazioni pregresse poco lungimiranti su molte cose tra cui l’indipendenza nell’approvvigionamento energetico e nei rapporti finanziari, per esempio. Ci troviamo a tu per tu con quello che gli antichi greci chiamavano aporia, l’assenza di un espediente ingegnoso. È il passaggio impraticabile, la strada senza uscita, il blocco. C’è chi dice che se ne esce solo con il “salto quantico”, un cambiamento radicale di visione, modello, punto di vista. Il salto ti sposta dal luogo di osservazione in cui ti trovi. È la strada senza uscita che irrompe nelle nostre certezze fino a trasmutarle. È camminare dove non c’è strada per tracciarne una nuova. Si tratta davvero di questo?