editoriale

Se i ragazzi scendono in piazza

17 febbraio 2022

Cuneo

manganelli sugli studenti di Torino   Ieri è morto un altro sedicenne impegnato nello stage di un percorso di formazione professionale. Dopo Lorenzo, Giuseppe. Al di là del fatalistico: “sono cose che purtroppo succedono”, a sconcertarmi ancora, dopo due settimane, sono le immagini delle manganellate che a Torino gli studenti, anche minorenni, hanno ricevuto durante la manifestazione pacifica per la morte di Lorenzo e contro l’alternanza-scuola lavoro. Dopo mesi di cortei no vax ogni sabato pomeriggio nel centro di Torino, con tutte le conseguenze immaginabili per la deviazione del traffico e le attività commerciali, i manganelli li abbiamo visti scendere su studenti che manifestavano dopo la morte di un coetaneo durante uno stage di lavoro. E come adulti rappresentanti delle istituzioni non abbiamo altro da dire che non sia la puntualizzazione pedante: “Non è alternanza, è stage: sono percorsi diversi”. E la seconda cosa che abbiamo da dire non è nemmeno più una parola: è il manganello. Quella manifestazione - per chi l’avesse dimenticato - è un diritto. Quella manifestazione - per chi non l’avesse colto - è una domanda: sul loro presente, sul loro futuro. Quella manifestazione è il rito collettivo con cui ci dicono che non si riconoscono in un paese in cui, nonostante le leggi che regolano la sicurezza sul lavoro, i caduti sul campo sono stati 1404 nel 2021. E che la casistica includa chi è ancora in formazione e nel mondo del lavoro di fatto non c’è ancora nemmeno entrato fa onestamente rabbrividire. Vogliamo per forza dire qualcosa sull’alternanza scuola-lavoro? A volte è una bella esperienza, anche utile. Molte altre si riduce all’espletamento di una formalità burocratica. E non piace in generale l’idea che possa contribuire a creare un’abitudine per il dopo: “lavori da me e ti pago niente, poco o in nero perché sei giovane”. E si resta “giovani” così (sottopagati) a vita, anche oltre i trent’anni. Tornando ai manganelli: in queste settimane abbiamo letto ovunque di stati depressivi precoci e preoccupanti nei ragazzi delle scuole medie e superiori, svuotati di energie e di speranze per il futuro personale, climatico, lavorativo. Le neuropsichiatrie non sanno più da che parte girarsi. Anche per questo la prossima volta che, spinti da un ritorno di vitalità, prenderanno la parola per qualcosa che li accende e li riguarda, distinguiamo per favore la tutela dell’ordine pubblico dalla repressione gratuita e violenta, e le risposte autentiche che i ragazzi si aspettano dal comunicato tanto ufficiale quanto vuoto dei ministeri.
Studenti Manifestazione Ragazzi Protesta Prostata Protesta agricoltori