Roccavione - La cartiera Pirinoli ha 150 anni di storia. La fondò, nel 1872, Gaspare Pirinoli, membro di una famiglia di cartai di Intra (Lago Maggiore). Tra i motivi per cui l’imprenditore attraversò il Piemonte per impiantare lo stabilimento sulla riva del Gesso vi era la presenza di un salto d'acqua su di un canale capace di alimentare una centralina idroelettrica. Questo perché l'energia, grandi quantità di energia, sono essenziali per il processo produttivo dell'industria cartaria. E, oggi dopo che la cartiera, in un secolo e mezzo di vita ha superato immani difficoltà, tra passaggi di proprietà, concordati e il rischio di chiusura, l'impennata del costo del gas è un inedito fattore critico che deve affrontare la società, dal 2015 cooperativa di soci lavoratori.

“Dal 1988, anno in cui ho iniziato a lavorare in cartiera - racconta Silvano Carletto, direttore di stabilimento e presidente della cooperativa - non ho mai visto un costo così alto del gas. In passato il prezzo massimo raggiunto è stato di 43 centesimi al metro cubo, ora è di 100 e ci sono stati picchi di 180/185”. A dicembre il costo è stato sei volte il prezzo rispetto quello dei primi mesi del 2021.
In concreto com'è cambiata la vostra bolletta?
È passata da un canone mensile di 400 mila euro a circa 2,2 milioni di euro.
Com’è possibile sostenere una maggiore spesa di questa portata?
In parte la cooperativa ha dovuto sostenere i maggiori costi e ora li sta ribaltando gradualmente sul prodotto perché fortunatamente la domanda è superiore all’offerta. Questo inciderà sulla spesa delle famiglie e alimenterà l’inflazione. Non ci sono altre soluzioni, per ora, se non quella di trasferire i maggiori oneri sul prezzo di vendita. La cartiera è un’industria energivora e per ridurre i consumi nel 2018 abbiamo fatto un grande investimento per dotarci di una nuova centrale di cogenerazione ad alto rendimento e basse emissioni a metano che rappresenta la migliore tecnologia disponibile e permette insieme ad una serie di altri interventi di efficientamento dei processi un risparmio di circa il 20%.
Avete pensato di ricorrere al fotovoltaico sulle grandi superfici dello stabilimento?
Ho già dei preventivi in mano. Analizzeremo la fattibilità dell’intervento guardando al Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e al Piano strategico europeo per la riduzione delle emissioni. Il fotovoltaico potrebbe garantire la produzione di circa un megawattora, che non è poco. Al momento, per la transizione ecologica, per processi come il nostro non c’è nulla di meglio rispetto il metano. L’idrogeno non è ancora sostenibile dal punto di vista economico e non è disponibile l'idonea tecnologia. Continuiamo ad impegnarci per ridurre i consumi. L’anno scorso abbiamo investito un milione di euro per un impianto di recupero energetico che sfrutta l'evaporazione prodotta durante la realizzazione del cartoncino.
Questa situazione incide sui futuri investimenti?
Certo, per il momento li abbiamo sospesi perché la redditività non è soddisfacente e a dicembre non abbiamo avuto margini. I maggiori costi produttivi non sono dovuti solo al gas. Sono aumentati la carta da macero, i materiali elettrici, i pezzi di ricambio…
A queste condizioni com’è possibile andare avanti? Avete degli aiuti?
Al momento il sostegno del Governo pare indirizzato alle famiglie ma non alle imprese. Chi non riesce a ribaltare i costi deve fermarsi. La questione dei costi dell’energia è di portata internazionale e geopolitica, bisognerebbe agire a livello europeo e anche sfruttare i giacimenti che ha a disposizione il nostro paese. La Pirinoli, anche se qualche elemento di preoccupazione esiste, nonostante tutto può contare su una richiesta senza precedenti dei nostri prodotti perché c’è stata un’esplosione nell’utilizzo del packaging e del cartone per tubi industriali, poi lo stop alla plastica monouso ha spostato sulla carta una fetta di mercato. Devo dire che non abbiamo mai avuto una richiesta così importante da tutto il mondo e ordinativi per 4-6 mesi. Siamo arrivati al record di produzione della cooperativa che ha toccato circa 95.000 tonnellate all’anno.
