All’evento parteciperà, non senza polemiche, anche l’Ordine dei medici chirurghi e Odontoiatri di Torino: “Le motivazioni alla base della decisione sono molteplici: dalla carenza di personale, a quella dei posti letto in ospedale e nelle RSA, al problema della psichiatria abbandonata, della case e ospedali di comunità da gestire, delle liste d’attesa e del taglio ai consultori.Riteniamo che l’Ordine non debba essere un organo distante, un’entità astratta, formale, ma una presenza concreta, vicina, riconoscibile accanto ai propri medici. Non può soltanto confrontarsi con le istituzioni, seduto a tavoli lontani dal disagio reale e dai problemi quotidiani. I suoi primi interlocutori sono gli iscritti. Sempre. E gli iscritti oggi sono stanchi. Stanchi perché sono troppo pochi, per il carico burocratico che sottrae tempo alla cura, perché mancano posti letto, perché le liste d’attesa non permettono diagnosi tempestive, i servizi non vengono potenziati e perché ogni giorno lavorano in condizioni sempre più difficili.Per queste ragioni non abbiamo paura di scendere in piazza, se scendere in piazza significa stare insieme ai nostri medici, dare voce alla loro fatica e difendere la dignità della professione. E’ un modo per mettere in pratica quel che la legge sugli Ordini ci chiede: valorizzare la funzione sociale della professione. Il nostro codice deontologico pone come valori fondanti la libertà, l’indipendenza e l’autonomia della professione da qualsiasi tipo di condizionamento che possa subordinare la cura a interessi diversi da quelli della salute”.






