
Attestazione di presenza, capriccio di nobiltà, ricordo di esperienze, la “carta di visita” condivide con la fotografia molti aspetti. È uno strumento comunicativo che ha conosciuto l’epoca d’oro a cavallo tra Ottocento e Novecento, ma sia prima che dopo se ne possono rintracciare evidenti esempi. La storia della “carte-de-visite” viene delineata da Gabriele Chiesa, attento studioso della fotografia, in questo voluminoso libro che, accanto all’evoluzione delle tecniche di produzione, dedica ampio spazio all’aspetto estetico e contenutistico.
La premessa sulla fotografia pone le basi per comprendere la fortuna di questo genere. Il ricorso alla tecnica fotografica, dice l’autore, è un “testimoniare la presenza intrappolata in un istante”. È evidente che si cala nell’ambito della memoria, del ricordare un evento, un’esperienza, un incontro. Allo stesso tempo però la fotografia interseca anche il rinnovare oggi le sensazioni, le emozioni provate in un momento passato: “per qualche istante è in grado di trasferire l’osservatore in un altro posto, in un altro tempo”. E non è esperienza banalmente circoscrivibile alla dimensione del virtuale, perché tra le mani c’è un oggetto fisico, la carta fotografica, che si concede alla rielaborazione interiore realizzando quell’alchimia di sensazioni e sensibilità che l’arricchisce.
Esperienza soggettiva? Certamente, ma spesso anche con valenza sociale. È l’altro aspetto della fotografia che realizza la rivoluzione democratica della riproducibilità. Significa possibilità di accedere alle immagini, di diventarne anche produttore. Il tutto rendendo esplicita la dimensione comunicativa e di riflesso linguistica del mezzo fotografico.
Su questo terreno fertile si innesta la storia della “carta di visita” i cui antenati l’autore va a scovare in epoca pre-fotografica. La documentazione risalente al XVI secolo testimonia già la presenza di biglietti usati dagli studenti delle università italiane come attestazione di stima nei confronti di alcuni insegnanti. Nel Settecento poi la “carta” soddisfa il “capriccio di annunciarsi della nobiltà” e si arricchisce nelle mani di valenti incisori.
Il passaggio attraverso la tecnica della silhoutte e poi l’approdo a quella fotografica rafforza la consapevolezza dell’identità individuale, che riconosce alla persona una sua posizione sociale, oltre a confermare quella democratizzazione, di cui si diceva, fino a intrecciare narrazioni che coinvolgono ambiti privati o pubblici.
Ne sono esempi il ricorso a temi specifici quali l’esibizione di oggetti personali (orologi, occhiali, abbigliamento), la riproduzione di soggetti collettivi altri goliardici, religiosi o vedute di viaggi. Tutti temi che il libro documenta con dovizia di particolari e immagini unitamente all’attenzione per i processi tecnici che soggiacciono a queste produzioni.
Il libro è acquistabile su ebay o scrivendo a info@progettohar.it
L’epopea della carte-de-visite
di Gabriele Chiesa
Autopubblicato
euro 60





