
(foto Pixabay)
Promettevano uno sconto sulla polizza auto a ignari cittadini cui si presentavano come intermediari di società assicurative, ma per farlo rubavano l’identità di altre persone residenti in zone d’Italia in cui le assicurazioni costano meno. Chi doveva assicurare la propria auto finiva col pagare qualche centinaio di euro in meno, ma si trovava in mano un’assicurazione falsa, mentre gli altri si ritrovavano titolari di vari contratti di assicurazione per auto che non possedevano. In tasca ai due truffatori andava la differenza tra il costo reale dell’assicurazione e quello che le vittime pagavano, cifre che potevano andare dai 500 ai mille euro e che moltiplicati per le migliaia di contatti con agenzie assicurative di tutta Italia facevano una somma decisamente importante. A processo con l’accusa di sostituzione di persona e frode assicurativa sono finiti D.F.G. e R.A., che operavano con un complice che ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato in un giudizio separato.
L’indagine partì dalle segnalazioni di tre persone, una residente a Moncalieri, e due tra il saviglianese e il saluzzese che vennero contattate dalle proprie agenzie assicurative per delle polizze relative a veicoli che non avevano mai avuto: “venni contattata dalla mia agenzia e scoprii che la mia identità era stata utilizzata tre volte negli ultimi tre anni per polizze di auto non mie. La mia assicuratrice mi mostrò un documento con il mio nome e la mia data di nascita corretti, ma l’indirizzo di casa era diverso”. Ancora peggio andò al signore residente nel saluzzese che di polizze assicurative se ne ritrovò intestate addirittura sette: “Venni informato di queste polizze dalla mia agenzia di assicurazioni e subito diedi mandato ad un avvocato di disconoscerle tutte”.
A spiegare il funzionamento della truffa è stato in aula a Cuneo il consulente impiegato nell’unità antifrode di una della società di assicurazioni coinvolte nel caso e che si sono costituite parti civili in giudizio. Un gioco di specchi in cui agli estremi stavano i due automobilisti ignari e in mezzo l’agenzia assicurativa cui venivano prodotti i documenti d’identità del signor X e quelli dell’auto del signor Y, tutti accuratamente falsificati, in modo da far credere all’agenzia che stava per assicurare l’auto di una persona residente in una cittadina del nord Italia e con una buona classe di merito, “nel caso di un Ford Transit vennero pagati 229 euro a fronte di 1.047 euro che il proprietario avrebbe pagato in quanto residente a Napoli. Il danno economico per noi fu di 817 euro”. E così il signor X si ritrovava titolare di una polizza per un Ford Transit non suo e il signor Y pagava invece che 1047 euro di assicurazione qualcosina in meno, mentre il resto, il grosso, se lo intascavano i due imputati. A loro gli investigatori risalirono tramite l’indirizzo IP della mail che intratteneva i rapporti di scambio dei documenti con le vari agenzie assicurative e che era associato all’utenza fissa del complice, che ha scelto il rito abbreviato; dai tabulati emersero molti contatti telefonici tra questa utenza e quelle degli altri due imputati D.F.G. e R.A.; dal conto di D.F.G partì uno dei bonifici per il pagamento di una delle assicurazioni, mentre una delle vittime avrebbe riconosciuto in R.A. il finto consulente che gli aveva promesso una sconto sull’assicurazione auto.
Il processo è stato rinviato al 16 giugno per gli ultimi testi di accusa e difesa.





