Per capire se nel concreto cambierà davvero qualcosa nella quotidianità dei cittadini bisognerà aspettare ancora diversi mesi. Quel che è certo è che a cambiare radicalmente sarà la gestione della sosta sull’altipiano di Cuneo, se andrà a buon fine la procedura scelta dal Comune, e al momento non vincolante, del project financing.
Con una delibera pubblicata nei giorni scorsi la Giunta ha ufficialmente riconosciuto l’interesse pubblico per una proposta di Partenariato Pubblico-Privato (PPP) finalizzata alla gestione dei parcheggi a pagamento. Una partita che non riguarda solo le strisce blu, ma il modo stesso in cui la città intende gestire la mobilità dei prossimi vent’anni. Oggetto del progetto i 2.750 parcheggi a pagamento in centro, esclusa l’area dell’ospedale e del Movincentro che rientrano in un altro appalto, compreso il sotterraneo di piazza Boves, l’area di Caserma Cantore, Foro Boario e piazza Santa Croce. L’attuale appalto, affidato nel 2019 alla ditta Sct srl (dal 2024 controllata dalla Abaco Spa di Padova) è arrivato a scadenza nel mese di maggio e sarà prorogato per il tempo necessario alle procedure per il nuovo affidamento.
Dopo aver vagliato le diverse possibilità, dalla gestione in proprio dei parcheggi a pagamento, al rinnovo dell’attuale appalto o un nuovo bando di gara, il Comune decide ora di puntare su un investitore privato che si faccia carico non solo della riscossione, ma di un massiccio piano di ammodernamento tecnologico, sollevando il Comune dalla predisposizione progettuale di una parte su cui non ha sufficienti competenze o esperienza.
La scelta del PPP non ha però trovato il favore di molti dei consiglieri di minoranza, che hanno sollevato dubbi durante l’illustrazione in Commissione consiliare. Se l’assessore alla Mobilità, Luca Pellegrino, ha difeso l’operazione parlando di “necessità di innovazione senza un investimento iniziale insostenibile diversamente”, le minoranze vedono invece nel ricorso ai privati un’occasione persa per il Comune.
Tra i critici più agguerriti Giancarlo Boselli (Indipendenti), che ha espresso una netta contrarietà al modello scelto: “La gestione tramite privati non ci trova d’accordo. Non solo per le complessità della procedura, che rischia di rendere lungo e difficile il percorso per arrivare alla definizione dell’accordo operativo, ma anche perché, come abbiamo già detto in altre sedi, riteniamo sia più adeguata ai tempi una gestione diretta dei parcheggi da parte del Comune. Molti Comuni, come ad esempio Milano, Torino e Genova, hanno già scelto di gestire i parcheggi blu tramite società in house, mantenendo il controllo diretto del servizio e dei proventi senza vincoli e condizioni rigide, oltre alla possibilità di fare scelte più flessibili e adattabili”.
“Quello dei parcheggi può essere un servizio che produce utili per il Comune – ha detto Ugo Sturlese (Beni Comuni) –, noi ci inoltriamo invece in una formula che riteniamo questa maggioranza non sia in grado di gestire, come è avvenuto per tutta una serie di altri contratti e convenzioni, già ricordati più volte. Non entro nemmeno nel merito della procedura ma dichiaro la mia contrarietà a questa strada. Denuncio il fatto che ci avete raccontato molte cose fuorvianti nelle commissioni che abbiamo fatto fino ad oggi sul tema”.
La risposta della maggioranza
Ha risposto l’assessore Pellegrino: “Tutti sanno che io ero un sostenitore della gestione in house dei parcheggi, così come buona parte della maggioranza. Poi abbiamo fatto approfondimenti e sentito molte realtà che gestiscono i parcheggi in house e ho cambiato idea. Non confondiamo realtà come Torino, che gestisce 15.000-20.000 parcheggi, con una come la nostra che ne ha 2.500 perché l’economia di scala fa la differenza. Ho girato mezzo nord Italia e parlato con moltissime Amministrazioni per capire la gestione in house ed ho capito che in una situazione come la nostra in questo momento non sarebbe economicamente vantaggioso. Questa la scelta che abbiamo fatto, condivisibile o no. Prima delle verifiche avrei detto esattamente quello che avete detto voi: ero tra quelli che spingeva di più per una gestione in house, ma poi ho cambiato idea, anche se con rammarico”.
A difendere la scelta della maggioranza anche la capogruppo del PD Claudia Carli. “Abbiamo detto da subito che per noi la soluzione più vicina al nostro modo di vedere era la soluzione in house, ma è chiaro che la struttura comunale non ha le capacità per gestire questa cosa, perché bisogna avere una preparazione di un certo livello e competenze precise. Il PPP è utile ad esempio quando ci va un investimento iniziale, come in questo caso, perché permette di ridurlo. Allo stesso tempo ci sono una serie di cose che il Comune può delegare, come la manutenzione, mentre in house avremmo dovuto gestirle noi. Capisco che ci siano criticità e cose da migliorare e valutare, ma la strada va percorsa”.
“Fa un po’ specie che la sinistra abbandoni così la funzione pubblica e sociale, lasciando un campo che dovrebbe avere un altro tipo di logica. Inoltre, trovo quanto meno singolare che si parta dal presupposto per cui se si affida un servizio al pubblico, non ci guadagna; se lo fa il privato, sì” ha commentato Beppe Lauria.
Sulla questione PPP naufragati ha risposto l’assessore Pellegrino. “Tutti andati male? Se non fatti in modo corretto o senza tenere conto di tutte le variabili possibili sono uno strumento mortale. Per questo oggi siamo coadiuvati da uno studio di consulenti esperti in materia. Il PPP è lo strumento del futuro per le Amministrazioni pubbliche, per poter fare investimenti. Sarà uno degli strumenti che dovremo sempre più utilizzare. Certo, deve partire bene ed essere gestito in modo attento, cosa che a volte in passato non è successo. Infine, il percorso non è così lungo: possiamo arrivare alla fine in tempi relativamente celeri”.
Il Comune ha pubblicato lo scorso 8 maggio un avviso pubblico sul sito affinché altri operatori abbiano 60 giorni di tempo per presentare proposte alternative. Al termine, si procederà con l’aperura delle buste e l’analisi delle proposte e del piano economico-finanziario. A differenza del passato, il promotore iniziale non godrà più del diritto di prelazione, come da nuova normativa. Il Comune, qualora non ritenesse nessuna proposta sostenibile o vantaggiosa, potrà decidere di rifiutare e decidere di percorrere una strada, e quindi una procedura diversa.





