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Giovedì 18 giugno 2026

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In provincia di Cuneo 931 negozi in meno in 10 anni (-8,8%), ma cresce il costo degli affitti

I dati dell'Osservatorio sul commercio locale di Nomisma. Il rischio di desertificazione commerciale coinvolge tutti i territori: a Cuneo calo più contenuto rispetto ad altri centri del Piemonte

Cuneo

La Guida - In provincia di Cuneo 931 negozi in meno in 10 anni (-8,8%), ma cresce il costo degli affitti

La realtà dei negozi vuoti nelle città, anche in pieno centro, è sotto gli occhi di tutti anche a Cuneo, e una volta di più anche i dati lo confermano. Dopo i dati, le analisi e gli allarmi lanciati da Confcommercio (https://laguida.it/2026/03/12/nei-centri-storici-del-piemonte-perso-il-27-delle-attivita-a-cuneo-il-16/), questa volta ha fotografare la situazione è l’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma, secondo cui negli ultimi 10 anni Cuneo ha perso 931 attività commerciali, pari a un calo dell’8,8%, il calo comunque più contenuto a livello regionale dopo quello del Verbano Cusio Ossola (-4,4%). La media regionale si attesta infatti al -10,05%, con la maglia “nera” a Biella (-15,9%), seguita da Vercelli (-15,5%), Alessandria (-13,6%), Novara (-13,2%), Asti (-13,1%) e Torino (-9,3%).

A fronte del calo in termini assoluti di negozi, aumenta però il costo degli affitti dei locali (+24,8%), ben al di sopra della media regionale (+7,7%), mentre si registra un calo, seppur contenuto, nel prezzo di acquisto dei negozi (-3,2%), un dato lontano da quello regionale, dove il calo dei prezzi dei locali è stato più marcato (-15,3%).

Il saldo negativo è comune a tutte le città italiane: a livello nazionale negli ultimi anni sono 86.000 i negozi di vicinato scomparsi, e in Piemonte sono stati 8.979 i locali in meno. A livello regionale è Torino ad aver pagato il prezzo più alto (-4.269 esercizi commerciali in meno rispetto al 2015) ma la situazione risulta negativa in tutta la Regione, con Alessandria che si caratterizza per un saldo negativo pari a -1.125 unità locali. Seguono Cuneo (-931) e Novara (-887).

Del resto tra il 2015 e il 2025 il commercio locale ha vissuto una fase di profonda trasformazione e il saldo delle imprese attive a livello nazionale vede un calo del -6,7% complessivo negli ultimi 10 anni, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione. La dinamica è sostanzialmente la medesima che si registra in Piemonte, seppur con intensità differenti nelle diverse realtà locali.

“Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che cambiano pelle e di comunità che rischiano di perdere alcuni dei propri punti di riferimento. Il declino del commercio di prossimità non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori” – commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma – Proprio dai territori emerge con forza quanto i negozi di vicinato abbiano un ruolo centrale non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per favorire socialità, integrazione e sicurezza”.

Cresce la ristorazione e aumentano gli addetti

A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia.

Cala il numero delle attività commerciali, ma crescono gli addetti nel comparto: +21,2% a livello nazionale, +14,1% in Piemonte, con vette del +28,9% nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola. A Cuneo il numero degli addetti è cresciuto del 14%. Nel complesso, gli addetti che operano nei negozi di prossimità del Piemonte negli ultimi 10 anni sono aumentati di oltre 23.000 unità e nel 2025 risultano essere più di 187.000.

Ricavi in crescita, ma cresce anche il divario tra grandi e piccoli

L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica e finanziaria le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.

In Piemonte i ricavi hanno registrato una crescita media del +28,8%. Dal punto di vista settoriale, gli articoli per l’edilizia configurano come il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +73,1%, seguiti da ristorazione e bar (rispettivamente +45,6% e +38,7%), dai mobili (+37%), da cultura e svago (+31,9%) – con una dinamica più positiva rispetto alla media nazionale – e dalle gioiellerie (+30,4%). Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nel comparto delle ferramenta (+27,6%), e da alimentari e bevande (+17,4%).

Più complessa, invece, la situazione dei settori della salute e cura della persona e del tessile, abbigliamento e accessori che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +10,2% e +4,3%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.

Costi dei negozi in calo, affitti in aumento: il paradosso del commercio locale

L’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma relativamente ai prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali di prossimità come una delle cause di espulsione dal mercato.

Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato a seconda dei territori di riferimento: per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in Piemonte si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Biella che fa segnare un eloquente -29,7% contro il -23,2% di Asti, il -22,6% di Novara e il -22,1% di Torino. Solamente la provincia di Verbania-Cusio-Ossola il valore di acquisto dei negozi si è mantenuto in linea rispetto al 2015.

Relativamente all’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva nel Verbania-Cusio-Ossola (+30,6%), seguito da Cuneo (+24,8%). In controtendenza, si registra una flessione dei canoni a Biella (-11,8%), Asti (-2,6%) e Torino (-1,5%).

“Secondo quanto emerge dal nostro studio, la desertificazione commerciale procede ad un ritmo sostenuto anche in Piemonte e nel Nord Ovest più in generale. Questo fenomeno non deve considerarsi inesorabile, ma rappresentare una vera e propria sfida tanto per i decisori pubblici (a tutti i livelli, non soltanto su scala comunale) che per gli operatori privati. La ricerca di soluzioni, come la costruzione di reti e patti territoriali di reciprocità, possono rappresentare una delle strade da percorrere. L’alternativa sarebbe mettere a repentaglio l’idea stessa di città, nata proprio come crocevia di traffici commerciali”, conclude Capobianco.

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