Si è svolta mercoledì 13 maggio, nel salone polivalente “Aurelia Della Torre” di Confcommercio provincia di Cuneo, la tredicesima edizione di “Legalità, ci piace!”, l’iniziativa nazionale promossa da Confcommercio per accendere i riflettori sui fenomeni dell’illegalità economica, dell’abusivismo e della sicurezza urbana.
L’appuntamento cuneese, collegato in streaming con la sede nazionale di Confcommercio, ha riunito rappresentanti delle associazioni di categoria, ordini professionali, Ascom territoriali, presidenti di categorie e federazioni rappresentate.
Ad aprire i lavori è stato il presidente provinciale Danilo Rinaudo, seguito dai saluti della segretaria generale della Camera di Commercio Patrizia Mellano e del consigliere regionale Claudio Sacchetto.
Successivamente il segretario generale Luigi Barbero ha illustrato i dati dell’indagine riferiti al territorio provinciale.
“Non siamo contro la concorrenza – ha sottolineato Rinaudo – se è sana e limpida, ma deve essere uguale per tutti e tutti devono poter avere la possibilità di lavorare, ma con le stesse regole”.
Nel corso del collegamento con la sede nazionale è stata presentata l’indagine Confcommercio-Format Research “Più sicurezza per territori, imprese e città”, che fotografa un quadro definito “molto preoccupante” dal presidente nazionale Carlo Sangalli.
Secondo i dati diffusi, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi oltre 41 miliardi di euro, mettendo a rischio circa 284 mila posti di lavoro regolari. L’abusivismo commerciale pesa per 10,5 miliardi di euro, quello nella ristorazione per 8,5 miliardi, mentre contraffazione e taccheggio incidono rispettivamente per 5 e 5,4 miliardi. A questi si aggiungono 7,4 miliardi di costi legati alla criminalità diffusa e 4,2 miliardi dovuti alla cybercriminalità.
“Le imprese sane fanno già la loro parte – ha dichiarato Sangalli – ma non possono essere lasciate sole davanti all’illegalità”. Il presidente nazionale ha parlato di un fenomeno che «lavora come un tarlo silenzioso», capace di erodere fiducia, concorrenza leale e qualità della vita economica, soprattutto nei territori più fragili.
L’indagine evidenzia come il 29% delle imprese del terziario percepisca un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025. I furti restano il fenomeno criminale percepito in maggiore crescita (26%), seguiti da vandalismi e spaccate (24,1%), aggressioni e violenze (24,1%) e rapine (24%).
Preoccupano anche le baby gang: il 22,8% delle imprese segnala episodi nella propria zona operativa, mentre un’impresa su tre teme gli effetti della “mala movida”, soprattutto in termini di degrado urbano e vandalismi.
Sul fronte del commercio, quasi sette imprese su dieci dichiarano di sentirsi penalizzate da abusivismo e contraffazione, soprattutto per la concorrenza sleale e la riduzione dei ricavi. Il taccheggio continua inoltre a rappresentare un problema concreto: oltre il 62% delle attività commerciali dichiara di subirlo e quasi una su cinque denuncia episodi frequenti, anche quotidiani.
Tra i prodotti più colpiti figurano profumi e cosmetici, abbigliamento, accessori moda, piccola elettronica e alimentari confezionati.
Le imprese cercano di difendersi investendo in sicurezza: quasi nove su dieci hanno adottato sistemi di videosorveglianza o allarmi antifurto. Resta però forte la richiesta di maggiore presidio del territorio e di politiche capaci di contrastare la desertificazione commerciale.
Per Confcommercio, infatti, la sicurezza urbana è anche una politica economica: una città percepita come insicura scoraggia consumi, riduce investimenti, aumenta le chiusure e rende più fragili quartieri e comunità.
L’edizione 2026 di “Legalità, ci piace!” è stata dedicata proprio al tema della sicurezza come condizione indispensabile per la libertà d’impresa, la qualità della vita urbana e la tutela degli operatori economici. Una giornata che, oltre alla denuncia dei fenomeni illegali, vuole rappresentare una piattaforma di proposta politica nazionale sui temi della sicurezza urbana, dell’etica del mercato e della concorrenza leale.





