
Samanta Pascuzzi
Nella sua arringa difensiva l’avvocato Dario Ghione lo aveva sottolineato più volte: quello che era accaduto il 18 luglio del 2021 a Bagnolo “era stata una tragedia, ma il responsabile della morte di Samanta Pascuzzi è già stato condannato”. Una convinzione condivisa dalla giudice, che ha assolto il suo assistito dall’accusa di concorso in omicidio stradale perchè il fatto non costituisce reato.
L’avvocato si riferiva al fidanzato della 25enne torinese che quel giorno, al volante di una Golf, era alla testa di un gruppetto di quattro auto dirette da Bagnolo a Montoso per festeggiare un compleanno. Sulla provinciale 246, fuori dal centro abitato, subito dopo una curva con limite di velocità a 60 km/h aveva accelerato sul rettilineo che attraversava un’area artigianale accelerando in poche centinaia di metri fino ai 114km/h. Proprio mentre si trovava all’altezza di un capannone, superò due auto che procedevano verso Montoso; la prima delle due vetture era la Citroen condotta da G.P. che però si era accorto di aver sbagliato strada e aveva iniziato la svolta a sinistra nello slargo davanti al capannone per invertire la marcia e colpì la Golf che sopraggiungeva ad alta velocità. L’auto sbandò e finì contro un pilone. Per la giovane non ci fu nulla da fare, il suo fidanzato D.P., che risultò poi positivo alle sostanze stupefacenti, patteggiò la propria pena.
A processo con rito ordinario finì, invece, il signor G.P. per concorso in omicidio stradale. Secondo l’accusa l’uomo aveva iniziato la svolta a sinistra nel punto in cui la linea di mezzeria non era ancora tratteggiata: se avesse ritardato di poco l’inizio della manovra, l’auto che procedeva ad alta velocità sarebbe passata evitando l’incidente. Per il pubblico ministero Attilio Offman la responsabilità principale era da attribuire al fidanzato della vittima, ma il signor G.P. era responsabile di concorso per quella manovra eseguita in un punto vietato e per questo ne aveva chiesto la condanna ad 1 anno e 4 mesi. Per il perito della difesa, però, la segnaletica orizzontale in quel tratto di strada era ambigua, poiché a terra era disegnata una linea di 13 metri posta tra due serie di linee tratteggiate, mentre una linea per essere definita continua deve misurare non meno di 30 metri; il successivo rifacimento della segnaletica tenne infatti conto della normativa, eliminando ogni ambiguità. Secondo il perito, inoltre, se la manovra di svolta fosse stata ritardata di pochi secondi, la Citroen avrebbe evitato l’urto con la Golf, ma non con la seconda auto del gruppetto di amici, che aveva infatti già iniziato la manovra di sorpasso. Per il difensore del signor G.P., il proprio assistito a fronte di un’accelerazione così repentina non aveva il tempo psicotecnico per accorgersi dell’auto sbucata come un bolide da dietro la curva e ne aveva chiesto l’assoluzione; richiesta accolta dalla giudice, che lo ha assolto perchè il fatto non costituite reato.





