Proprio quel giorno la Santa Sede ha riconosciuto l’Associazione come pubblica, segnando la data ufficiale di nascita del gruppio di laici che attraverso una promessa estendono il carisma salesiano al di fuori della congregazione religiosa.Per realizzare il suo progetto apostolico, non solo fondò una Congregazione religiosa (i Salesiani di Don Bosco) e un Istituto di suore (le Figlie di Maria Ausiliatrice) ma coinvolse, sin dall’inizio della sua opera, anche tanti laici, uomini e donne, che volle partecipi della sua missione e del suo spirito e stabilmente uniti in una associazione: i Cooperatori Salesiani. Tracciò una regola di vita spirituale, semplice ma ricca di sostanza, uno spirito caratteristico, quello salesiano, che esprime e sottolinea in modo particolare alcuni valori del Vangelo: una forte carità pastorale dinamismo giovanile, senso della Chiesa, spirito di famiglia, ottimismo, gioia. Spirito che diventa metodo educativo: il sistema preventivo, fondato sulla pedagogia dell’amore, della ragione e sulle risorse della fede.
Oggi i Salesiani cooperatori sono circa 30 mila in 102 nazioni, organizzati in 11 regioni geografiche.
Boccia evidenzia come “la sfida più grande è farci sentire un’unica famiglia pur parlando lingue diverse e vivendo in contesti culturali, sociali e politici molto lontani”. “Nei viaggi nei cinque continenti ho visto crescere la coscienza di essere laici salesiani nella Chiesa e nel mondo, anche se con ritmi diversi. Come Consiglio Mondiale puntiamo su formazione, comunicazione e corresponsabilità. Il passo decisivo, direi, è stato adottare uno stile di animazione sinodale: lavorare insieme, ascoltarci, decidere insieme. Così è nato un nuovo slancio missionario dentro l’Associazione e in piena sintonia con tutta la Famiglia Salesiana”.





