
Sono molti gli aspetti che il libro di Tommaso Salzotti mette in evidenza nel ricostruire la vicenda umana e di militanza nella banda partigiana di appartenenza di Gaspare Santoro, detto Nick.
Ruota intorno all’esperienza della lotta di Liberazione, ma ne coglie molteplici sfaccettature. Alla maturazione della scelta di parte si aggiungono il ricordo dei mesi nel campo di Biala Podlaska, come uno dei tanti internati militari italiani, l’osservazione dell’apporto di giovani meridionali alla lotta di Liberazione nelle nostre terre, la riflessione sul rapporto con la popolazione locale. Quest’ultimo aspetto apporta un ulteriore contributo allo studio del periodo considerato, cioè la presenza diffusa di “falsi partigiani”.
Giovane ufficiale convinto dei “destini imperiali” dell’Italia e, personalmente, di “un avvenire splendido davanti”, è prima nel corpo dei Cacciatori delle Alpi poi dei Carabinieri. Sul fronte jugoslavo poi greco conosce la guerriglia dello schieramento avversario per finire poi deportato in Germania dopo l’8 settembre. La scelta di appoggiare la Repubblica sociale è finalizzata a sfuggire all’internamento e poter ritornare in Italia dove però subito si avvicina alla lotta di Liberazione abbandonando la posizione monarchica per aderire alle formazioni Giustizia e Libertà.
Questa prima parte come la seconda dedicata all’attività partigiana in valle Grana e poi nella pianura di Benevagienna sono sorrette e integrate da numerosi approfondimenti per descrivere il contesto in cui agiscono i “volontari della libertà”.
In questa prospettiva viene dato ampio spazio anche al fenomeno, poco studiato, del banditismo parallelo all’agire dei gruppi di partigiani. È una guerra sorda, infida quella condotta da questi falsi partigiani che approfittano del clima di disordine generale per razzie e violenze ai danni della popolazione locale.
Sono sbandati, evasi dalle carceri o gruppi organizzati. Agiscono negli stessi territori delle bande regolari di partigiani con cui si confondono agli occhi della popolazione già duramente provata dalla guerra. È dunque un fenomeno che interferisce con la presenza e l’azione dei partigiani. Svilisce o addirittura demolisce l’immagine con cui questi sono conosciuti nel territorio. Su questa immagine si fonda il sostegno che può arrivare, per questo si deve correre ai ripari con azioni di controllo diretto da parte degli stessi partigiani che il libro documenta.
Storia di un partigiano
di Tommaso Salzotti
Editrice Nerosubianco
euro 20




