Domani (giovedì 9 aprile) Elisa Tarasco e Gabriele Genre compariranno in tribunale a Cuneo o si faranno rappresentare dai loro legali (citazione diretta a giudizio con relativa udienza predibattimentale) per rispondere dell’accusa di corruzione elettorale per aver dato due buoni benzina da 50 euro ciascuno in cambio di voti.
La vicenda prende il via un mattino di giugno 2024, quando la beneficiaria dei due buoni contenuti in una busta con un “santino” della Tarasco, all’epoca candidata per un posto nel Consiglio Regionale, consegna il “corpo del reato” al sindaco Fabrizio Re (nella foto, il municipio del paese) che mette il tutto in cassaforte e poi, più o meno un mese dopo, deposita un esposto agli organi competenti: erano i giorni in cui a Torino si decideva il nome del presidente del Parco del Monviso e quello della Tarasco era in pole position. Nomina, poi, ovviamente saltata.
Ora è arrivato il momento della verità non solo per Elisa Tarasco e per il marito Gabriele Genre (è stato lui a comprare per la sua Società Sipre i buoni benzina), ma anche per una persona che ha dichiarato di aver ricevuto ed accettato una banconota da 50 euro “infilatagli” in tasca da Genre e spesa subito dal macellaio.
La corruzione elettorale è infatti un reato che “si perfeziona” con il semplice accordo, promessa o offerta di denaro/utilità in cambio di voti, astensioni o firme, indipendentemente dal risultato finale che coinvolge chi dà, offre o promette utilità, e chi le accetta per votare o astenersi. Il reato è punito con la reclusione da 1 a 4 anni e una multa da 309 a 2.065 euro e l’eventuale pena si applica sia a chi offre denaro, sia all’elettore che accetta.





