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Giovedì 16 aprile 2026

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Per Riboldi “non si configura alcun piano di rientro”

In Commissione regionale si discute dei bilanci preventivi delle Aziede sanitarie, il buco ammonterebbe a 879 milioni di euro. Insorgono le opposizioni: "Discussione surreale"

Torino

La Guida - Per Riboldi “non si configura alcun piano di rientro”

“I bilanci preventivi delle Aziende sanitarie regionali per il 2026, come ogni anno, rappresentano una fotografia iniziale del quadro economico-finanziario del Servizio sanitario regionale. L’attuale disavanzo di 879 milioni non tiene ancora conto delle risorse derivanti dal nuovo riparto del Fondo sanitario nazionale, che dovrebbero ammontare a 450 milioni e che andranno contabilizzate tra i ricavi, né di eventuali premialità riferite all’esercizio 2026, che potranno concorrere in misura significativa a riequilibrare i conti”.
I bilanci delle Aziende sanitarie regionali sono stati al centro del dibattito di questa mattina (lunedì 30 marzo) in Quarta Commissione. A fare il punto è stato l’assessore Federico Riboldi che, dopo aver sottoloineato che i bilanci previsionali sono “i desiderata della Aziende sanitarie”, ha ribadito: “il disavanzo previsionale iniziale del 2025 era di circa 901,7 milioni di euro, sostanzialmente coerente con quello di quest’anno e si è chiuso a 203 milioni, nonostante un aumento importante delle prestazioni, che hanno superato addirittura il numero di quelle erogate pre Covid. Nonostante il massimo rigore, non si configura quindi alcuno scenario di piano di rientro”. Secondo i calcoli delle aziende ospedaliere e sanitarie, i conti preventivi per l’anno in corso ammonterebbero a oltre 870 milioni di euro.  Un deficit che supera di gran lunga la soglia massima superata la quale per il Piemonte scatterebbe il piano di rientro, possibilità di cui l’assessore Riboldi non vuol sentir parlare: “Per chi vuole speculare è facile fare confusione tra il preventivo 2025, il preventivo 2026 e il consuntivo di quest’anno, che – dice testualmente nella sua consueta rubrica social della domenica #Piemonteinsalute – si chiude a 203 milioni di euro: lontanissimo dal piano di rientro che molti annunciavano come cosa già certa un anno fa”.

Non sono mancate le reazioni delle opposizioni. “La discussione  è stata surreale, come ormai avviene praticamente sempre in Regione quando si tratta di conti della sanità – hanno ribattuto le cosigliere di Avs Alice Ravinale, Valentina Cera, Giulia Marro -. I preventivi per il 2026, che sforano di oltre 800 milioni le risorse a disposizione, sono stati derubricati da Riboldi a “desiderata” delle Aziende sanitarie: peccato che quelli sarebbero invece i bisogni di servizi e di salute all’altezza delle necessità dei cittadini, di cui il 10% non si cura più. L’assessore insomma dovrebbe preoccuparsi di dare risposte sulle risorse che mancano, non continuare a comprimere le spese peggiorando ulteriormente i servizi per la popolazione, a vantaggio del privato. Assurdo peraltro che la Regione porti come risultato positivo il fatto di aver sforato, nel 2025, di “soli” 200 milioni, che siamo ancora in attesa di capire con quali risorse verranno coperti visto che in Commissione Bilancio non ci sono arrivate risposte. Non solo: non va dimenticato che da quella somma a consuntivo manca ancora il rosso di Città della Salute, che ancora deve chiudere il bilancio 2024. Infine, è inaccettabile che la risposta della Giunta sia l’auspicio che arrivino maggiori risorse dal Ministero: non soltanto,infatti, già sappiamo che le risorse stanziate sul Fondo Sanitario Nazionale non sono state adeguate agli aumenti dei prezzi e alcune voci, come quella dei farmaci innovativi, il cui fondo specifico è stato eliminato dal governo, ricomprendendo gli stessi nel calderone perennemente sottofinanziato dei farmaci ospedalieri, scompaiono del tutto. Ancora la settimana scorsa il Governo ha diminuito di 86 milioni di Euro la dotazione del Ministero per far fronte, solo temporaneamente, al rincaro dei carburanti dovuto alla guerra di Trump e Natanyahu, su cui lo stesso Governo non ha niente da dire. Questo gioco delle tre carte tra Roma e il Grattacielo è inammissibile e peggiorerà ancora la sanità piemontese”.

 

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