
È un corpo ingombrante, sempre evocato, ma incrociato, quasi di sfuggita, solo nel prologo. Quel Renzo svanito nel nulla quaranta anni prima, rivive nei ricordi dell’amico Tullio, poi nelle testimonianze raccolte da Marcello e Nadia.
Quello di Francesco Branca è un romanzo per certi versi anomalo. Tutta la prima parte si muove quasi esclusivamente intorno a un letto d’ospedale. Tullio ricostruisce gli anni giovanili, l’amicizia con Renzo, le escursioni in montagna, i dubbi su una scomparsa che ha lasciato interdetto persino lui, il suo migliore amico. Sono ripetute citazioni da Guccini, De Gregori, Bruce Springsteen a offrire pennellate per l’ambientazione degli anni Settanta e Ottanta.
Accanto al letto c’è Marcello, il figlio. Dapprima ascoltate benevolmente i racconti del padre già sentiti altre volte. Poi coglie nella vicenda di Renzo un’intrigante sfumatura di mistero. È a questo punto che il romanzo svolta verso il “giallo”. La partenza precipitosa di Renzo, l’ancor più misteriosa presenza di un individuo che fruga nella sua casa, guidano verso indagini condotte privatamente da Marcello, quasi in risposta al desiderio del padre.
Ma l’autore non sembra preoccupato di descrivere eventi. Affida piuttosto lo sviluppo della trama, ancora una volta, ai dialoghi che dichiarano deduzioni, scandagliano sospetti. Sono le parole a segnare le tappe che portano Marcello a ritrovare quanto Renzo aveva nascosto dando così spiegazioni al passato oltre che serenità al presente.
Il colpo mancato
di Francesco Branca
Editrice Graffio
euro 18,5





