Mentre la premier Meloni e il ministro Nordio “prendono atto” del risultato del referendum, e sul fronte opposto Elly Schlein sottolinea che a “far la differenza sono stati i giovani” e Giuseppe Conte parla di “avviso di sfratto a questo governo”, anche a livello locale arrivano le prime reazioni all’esito del referendum. Il comitato per il No ha organizzato un momento di festeggiamenti in piazza Audifreddi, mentre Potere al Popolo Cuneo, con il sindacato Usb, ha organizzato un presidio già lunedì 23 marzo, alle 19 in via Roma, angolo piazza Galimberti, lato Duomo, per festeggiare l’esito del referendum e chiedere le dimissioni del governo Meloni.
La deputata Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sottolinea che “le italiane e gli italiani si sono espressi in maniera chiara bocciando sonoramente l’attacco di Giorgia Meloni e della destra alla Costituzione, ai padri e alle madri costituenti e all’indipendenza della Magistratura. È la sconfitta della Presidente del Consiglio che ci aveva messo direttamente la faccia. Il primo dato da sottolineare è una partecipazione al voto molto maggiore rispetto alle attese, un segnale positivo per la nostra democrazia. Il secondo è che oggi, con ancora più vigore, si mostra con forza l’alternativa alla destra: una destra che sta governando male, che protegge i vari Delmastro e Santanché, che ha provato ad alterare gli equilibri tra i poteri dello Stato ma è stata bocciata dagli elettori. Abbiamo fatto una grandissima campagna referendaria, partendo dalla segretaria Schlein. Casa per casa, strada per strada, città per città, spiegando le ragioni e provando a mantenere la discussione sui temi, nonostante le bugie e gli attacchi da destra e anche dalla Presidente del Consiglio. Da qui in avanti c’è un vento nuovo che fischia nel Paese”.
Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista per il Piemonte e la Valle d’Aosta, sottolinea che la “vittoria del NO è un risultato determinante per battere l’ipotesi del governo, un progetto che ci avrebbe spinto rapidamente verso il modello statunitense, dove l’autonomia della magistratura è talmente compressa da non poter sanzionare nemmeno le nefandezze del Presidente. Abbiamo sventato il rischio di una giustizia asservita al potere politico”.