È stato assolto dall’accusa di omicidio stradale colposo E. H. E. Z. il cittadino di origine marocchina, coinvolto nell’incidente stradale che si verificò il 23 ottobre 2023 sulla statale 28 tra Lesegno e Ceva e in cui perse la vita Bruno Roà, ex sindaco di Castellino Tanaro. Per l’accusa che lo aveva rinviato a giudizio, l’uomo a bordo della sua Golf avrebbe invaso la corsia opposta su cui viaggiava Roà alla guida di una Fiat Panda in direzione di Ceva. Per i Carabinieri che eseguirono i rilievi sulla scena dell’incidente, la posizione delle due auto – entrambe finite nel prato accanto alla strada con il muso rivolto verso Ceva – sarebbe stata prova del fatto che a invadere la corsia opposta era stata la Golf dell’imputato. Trasportato in ospedale d’urgenza, Bruno Roà morì poco dopo; per il medico legale il suo decesso era compatibile con le ferite riportate nell’urto. La famiglia, già parzialmente risarcita dall’assicurazione, si era costituita in giudizio con l’avvocato Marco Badino. Dal canto suo E. H. E. Z., difeso dall’avvocato Fabrizio Di Vito, aveva ribadito la propria innocenza dicendo che quel giorno lui stava guidando piano e che era stato l’altro conducente a lasciare il volante invadendo la sua corsia. Per il pubblico ministero Anna Maria Clemente invece i detriti recuperati sul luogo dell’incidente e la posizione finale dei due veicoli avevano dimostrato che a invadere la corsia opposta era stato l’imputato di cui era stata chiesta la condanna a due anni e otto mesi di reclusione. Conclusione a cui si era associata la parte civile sottolineando il fatto che dall’imputato non era mai venute neanche le condoglianze ai familiari della vittima per la perdita di un uomo molto amato e molto attivo nella propria comunità. Da parte sua l’avvocato Di Vito aveva invece chiesto l’assoluzione del proprio assistito ribadendo le conclusioni del proprio consulente il quale aveva dichiarato non potersi stabilire con esattezza il punto d’urto tra i due veicoli e quindi anche chi avesse invaso la corsia opposta. Alla stessa conclusione era arrivato anche il perito nominato dal giudice, il quale si è limitato a dire che vista la posizione finale delle auto era altamente improbabile che fosse stata la Panda a invadere l’altra corsia. Alla luce dei fatti emersi in dibattimento il giudice ha assolto l’imputato perché il fatto non costituisce reato.





