E’ entrato nel vivo il confronto nelle commissioni regionali sulla variazione di bilancio destinata alla sanità, settore che cuba oltre il 70% dell’intero bilancio piemontese. Al centro del dibattito, la manovra necessaria a ripianare il disavanzo delle aziende sanitarie e ospedaliere, un passaggio tecnico che sta però portando alla luce alcune criticità e discrepanze tra le previsioni della vigilia e le cifre effettivamente stanziate.
La quota principale della manovra è destinata alla copertura del deficit, l’articolo 1 stanzia infatti 203 milioni di euro per il disavanzo del servizio sanitario regionale, mentre per le prestazioni aggiutive come la presa in carico dei soggetti fragili e gli hospice, gli stanziamenti si fermano a poco meno di 25 milioni di euro (articoli 3 e 4). Resta da chiarire anche il tema dei 268 milioni aggiuntivi annunciati dalla Regione lo scorso luglio, una somma che al momento non è inserita a bilancio, alimentando le perplessità sull’efficacia della pianificazione socio-sanitaria discussa nei mesi scorsi.
Sul piede di guerra le minoranze. “Le cose che non tornano sono tante – scrive la consigliera Avs Alice Ravinale in una nota inviata ai giornali -. La sensazione è nuovamente di smarrimento, la giunta Cirio riesce ogni volta a stupirci, in peggio”.
Sotto la lente di ingrandimento anche le entrate previste. Tra i fondi destinati al ripianamento figurano circa 11,8 milioni di euro derivanti da un’eccedenza Irpef per il 2025, non conteggiata dalla Regione ma segnalata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze come maggiori entrate. In estate la Regione aveva però annunciato e poi approvato di aumentare le aliquote Irpef dei cittadini per i redditi sopra i 15.000 euro per compensare il taglio di 108 miioni di euro voluto per il 2026 dal Governo Meloni. “Come è possibile che non si fossero accorti di avere il 10% di quel taglio già coperto dalle precedenti aliquote?” chiede la consigliera di Avs.
Da chiarire anche al questione legata all’accordo con le banche e la Cassa Depositi e Prestiti per la rinegoziazione dei mutui e lo slittamento in avanti dei termini di pagamento, una voce che in fase di discussione del bilancio, era stata indicata come principale voce per recuperare risorse necessarie per coprire il disavanzo della sanità. Stimata dalla Regione sui 130 milioni di euro, l’operazione è stata invece chiusa a 76 milioni di euro, poco più della metà.
Il nodo più critico resta però quello dell’azienda ospedaliera Città della Salute di Torino. Nel computo del disavanzo attuale non sarebbe infatti ricompreso il “rosso” del più grande polo ospedaliero del Piemonte, il cui bilancio 2024 non è ancora stato approvato e che sicuramente impatterà pesantemente su quello del 2025. Una bella “gatta da pelare” per il neo direttore generale Livio Tranchida, fino a fine febbraio a capo dell’Azienda Sanitaria Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo.
Infine, restano da chiarire le modalità di recupero di altri 95 milioni di euro, iscritti a bilancio sotto la voce “restituzioni da amministrazioni pubbliche” senza ulteriori specifiche.





