
I tre aggettivi del titolo suonano già di per sé di sfida stabilendo una relazione che provoca un certo disorientamento. Senza contestare la definizione del termine “ambientalista”, assolutamente pertinente dal punto di vista logico e linguistico, l’autore però denuncia il tarlo dell’ambientalismo: “ma se vivi nel mondo occidentale, fatalmente accade che il tuo stile di vita contrasti in qualche modo con la salvaguardia dell’ambiente”. Per essere chiari: “se sei un occidentale, se non hai problemi economici da soddisfare, puoi permetterti di difendere l’ambiente, anche se, beninteso, lo depaupererai con il tuo stile di vita”. Una semplice constatazione senza spirito polemico. Del resto l’autore stesso ammette per sé, ambientalista convinto, tale “scomoda verità”: appartenente a un target sociale “benestante” vede con difficoltà il vivere un ambientalismo “concreto”.
Per questo parla di “biosaggio” richiamando non il biologico, bensì il dato biografico. Di autobiografia infatti si tratta. Sempre con tono leggero, sempre alla ricerca di un aggancio con il mondo naturale. Può essere l’esecrabile comportamento nei confronti delle formiche: a ogni età la sua dose di violenza, sembra dire. O lo sguardo sull’industrializzazione di Savona, dove cresce, che fa scempio di clima e di vite umane. O la gestione politica piegata alla cementificazione o, ancora i chiodi per le arrampicate con “la montagna invasa da ferraglia”. Un elenco di realtà più o meno evidenti che impattano sulla natura, mentre in modi diversi rimangono aspetti di uno stile di vita “bianco”, cioè occidentale, tutto sommato “benestante” quindi anche “ambientalista” almeno a parole.
Bianco benestante ambientalista
di Fabio Balocco
Editrice Lar
euro 15





