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Sabato 11 aprile 2026

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Ogni piemontese butta 2.232 euro nel gioco d’azzardo

In Piemonte “bruciati” 9 miliardi e mezzo secondo i dati di Libera

Piemonte

La Guida - Ogni piemontese butta 2.232 euro nel gioco d’azzardo

I dati del rapporto di Libera, «Azzardomafie», pubblicato lo scorso novembre, il 9 febbraio sono arrivati nella Commissione Legalità del Consiglio Regionale del Piemonte

In Piemonte nel 2024 si sono bruciati oltre 9 miliardi e mezzo nell’azzardo. In media ogni piemontese, considerando anche i minori per i quali l’azzardo è vietato, ha speso 2.232 euro nel gioco fisico o on line. La regione piemontese risulta tra quelle del nord Italia con il numero maggiore di clan mafiosi censiti. Sono 9, che hanno operato – attraverso il gioco – in attività di business sia illegali che legali. I dati del rapporto di Libera, «Azzardomafie», pubblicato lo scorso novembre, sono arrivati nella Commissione Legalità del Consiglio Regionale del Piemonte. Presieduta da Domenico Rossi. I numeri sui legami tra il gioco legale e illegale e le organizzazioni criminali sono stati presentati da Maria Josè Fava di Libera che ha curato il dossier. Insieme a Toni Mira, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero.

Il Piemonte è al penultimo posto tra le regioni italianeIn particolare l’esponente di Libera ha messo sul tavolo l’analisi che colloca il Piemonte al penultimo posto tra le regioni italiane per la regolamentazione del gioco d’azzardo. Questo in virtù della legge 19 del 2021, approvata dalla Giunta Cirio, che abrogò la norma del 2016. All’avanguardia in Italia nel porre un argine all’insorgere delle dipendenze. I dati di Ires Piemonte nel 2019 – anno di piena applicazione della legge – segnalavano, infatti, un crollo dell’11% del volume di giocate. E del 16,5% del volume delle perdite contro una media nazionale rispettivamente dello 0,3% e dello 0,9%.

La norma dopo la modifica in Piemonte

“La norma attuale”, sottolinea Maria Josè Fava, «presenta lacune rilevanti nel contrasto al gioco patologico. Continuiamo ad auspicare la possibilità di una modifica migliorativa. In primo luogo, in merito alla misura che vieta l’installazione di slot machine a distanza di 500 metri dai ‘luoghi sensibili’. “
E’ necessario aumentare la tipologia degli stessi ‘luoghi sensibili’. Per Libera il provvedimento va esteso a tutte le scuole. Non solo a quelle superiori, in modo da proteggere genitori e nonni. «Non si devono poi escludere i compro oro, i bancomat e gli istituti di credito in generale», osservano. L’associazione fondata da don Luigi Ciotti chiede l’introduzione di orari di spegnimento obbligatori più ampi. Soprattutto nelle fasce diurne, non solo di notte. Tre le lacune emerse c’è poi «la necessità di estendere la validità delle norme sulla distanza delle sale slot dai ‘luoghi sensibili’ anche alle vecchie licenze». E ancora «la predisposizione di un supporto legale per i Comuni chiamati a rispondere in sede giudiziaria alle contestazioni di società o gestori contrari a regolamentazioni più stringenti». Infine, il rapporto chiede «incentivi e fondi per i locali che scelgono di non avere apparecchi da gioco».

«Si tratta di aspetti fondamentali», sottolineano i curatori del dossier, «per garantire una reale efficacia delle politiche di contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico e per tutelare la salute delle persone».

La proposta di legge

Le stesse istanze sono contenute nella proposta di legge di iniziativa popolare a contrasto del gioco patologico. Presentata nel 2022 da 40 associazioni – molte legate al mondo cattolico – che fu bocciata dal Consiglio Regionale nel settembre 2023. Nonostante il supporto di oltre 12 mila firme di cittadini.

Nella Commissione Legalità Maria Josè Fava è poi tornata sui traffici delle mafie attraverso il gioco d’azzardo: «il principale obiettivo delle organizzazioni criminali è quello di inserirsi in attività economiche legali e acquisirle, innanzitutto per riciclare denaro derivante da traffici illegali e per controllare il territorio». «Teniamo presente», ha osservato, «che un euro investito dalle mafie nella droga produce profitti per 6-7 euro, uno investito nell’azzardo invece frutta 8-9 euro e in aggiunta comporta rischi di sanzioni inferiori».

Libera, anche a nome della rete di 40 associazioni, ha chiesto un incontro con il presidente del Consiglio Regionale Davide Nicco «per far ripartire un iter di modifica migliorativa dell’attuale legge».

Il dossier «Azzardomafie» sarà presentato, a livello cittadino, mercoledì 4 marzo alle 18.30 al Sermig (piazza Bordo Dora 61).

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