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Lunedì 20 aprile 2026

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Aggredisce caposala e infermiera: a processo

Giovane ricoverato in Psichiatria a Savigliano aveva dato in escandescenze nel maggio del 2024

Savigliano

La Guida - Aggredisce caposala e infermiera: a processo

Giudice con il martelletto

Era importante che andasse a pranzo in mensa perchè per lui era un momento di socialità, ma la madre continuava a portargli ingenti quantitativi di cibo che lui consumava durante il giorno, tanto da non avere fame al momento dei pasti, evitando così proprio il pranzo e la relazione con gli altri degenti. Per questo motivo la caposala del reparto di Psichiatria di Savigliano, dove il giovane era ricoverato da sei mesi, quel giorno di fine maggio del 2024 l’aveva fermata chiedendole cortesemente di lasciare lì il borsone con il cibo prima di andare a visitare il figlio.
Il giovane B.A., rinviato a giudizio per minaccia aggravata e che in quel periodo si trovava in ospedale dopo che la sua condizione era stata giudicata incompatibile con il carcere dove era detenuto, vide quella scena e convintosi che le infermiere stessero sgridando la madre, diede in escandescenze insultando, minacciando e sputando in faccia alla caposala e a una delle infermiere. “Aveva cercato di aggredirmi mentre stavo riponendo quel borsone pieno di cibo nella stanzetta degli infermieri e fu proprio la madre a proteggermi mettendosi in mezzo fra me e lui” – ha raccontato in aula la caposala che, insieme all’altra infermiera aggredita, avevano sporto denuncia.
Il giovane, in evidente stato di agitazione, rovesciò a terrà un carrello della biancheria e aggirandosi per il corridoio scaricò la propria rabbia colpendo a pugni le porte delle stanze.
“Ti ammazzo, pezzo di merda, puttana, mi gridò mentre mi sputava in faccia,  – ha raccontato l’altra infermiera – poi provò ad aggredire nuovamente la caposala e questa volta fu un altro paziente a bloccarlo. Aveva già preso la terapia quella mattina, ma dovemmo somministrargli un’altra pasticca alla presenza dei Carabinieri e della pattuglia di Polizia municipale, che nel frattempo erano intervenuti. La terapia lo rendeva più gestibile, tranquillo mai. Lì per lì avevo reagito a quella situazione, solo dopo tornando a casa mi resi conto di quanto mi fossi spaventata. Dato che ci aveva sputato in faccia, ci siamo dovute sottoporre a tutti gli esami per le infezioni virali”.
Non avevano assistito in prima persona al tentativo di aggressione e alle minacce nei confronti delle infermiere, ma Carabinieri e agenti di Polizia municipale impiegarono un bel po’ per calmare il ragazzo e convincerlo a prendere un’altra pasticca: “non fu aggressivo con noi, ma era molto agitato; dopo averlo convinto a prendere la medicina, attendemmo che questa facesse effetto” – ha riferito alla giudice uno dei due Carabinieri intervenuti nel reparto di Psichiatria dell’ospedale.
Alla prossima udienza fissata per il 29 giugno per la discussione, la difesa produrrà le cartelle cliniche dell’imputato con relative perizie sul suo stato psichico.

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