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Martedì 17 marzo 2026

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Primo suicidio assistito in Piemonte, una dolorosa tragedia e una sconfitta umana e sociale

Il commento di don Zeppegno con l'invito al Governo e al Parlamento di affrontare la questione

Piemonte

La Guida - Primo suicidio assistito in Piemonte, una dolorosa tragedia e una sconfitta umana e sociale

Un quarantenne affetto da una grave malattia degenerativa è il primo paziente che in Piemonte ha potuto accedere al suicidio medicalmente assistito.
L’uomo è morto questa mattina 14 febbraio, nella propria abitazione, nel torinese, accanto a lui medici di sua scelta e con il supporto logistico dell’Asl 4. Era stato lui, alcuni mesi fa, a chiedere all’azienda sanitaria di poter accedere al fine vita volontario. La Regione Piemonte nei giorni scorsi era intervenuta per spiegare le normative e la loro interpretazione.

Le parole di cordoglio

“Il primo suicidio assistito in Piemonte, – rimarca in una nota don Giuseppe Zeppegno, presidente del Centro Cattolico di bioetica della diocesi di Torino – operato con il via libera della Regione in attuazione delle prescrizioni della Corte Costituzionale, è prima di tutto, per tutti noi, partecipazione al lutto di una famiglia addolorata per la morte di una persona amata, un uomo giovane, che ha chiesto di porre fine a una sofferenza che non riusciva più a sostenere”.

Zeppegno ricorda: “Ora quest’uomo non soffre più”. Ed evidenzia: “ma la sua vicenda resta una dolorosa tragedia e una sconfitta umana e sociale perché ha ottenuto questo obiettivo rinunciando alla propria vita. Mentre accompagniamo con un pensiero affettuoso coloro che stanno soffrendo, non possiamo rassegnarci a constatare che si affronta la sofferenza con l’annientamento della vita”.

Il presidente del centro di bioetica rimarca: “È obiettivamente difficile comprendere perché si faccia ancora così poco nel nostro Paese per incentivare la medicina palliativa, che accompagna chi vive il dramma della malattia senza prospettiva di guarigione, alleviando il dolore fisico e prendendo in carico tutti i bisogni medici, assistenziali e spirituali. Questa, ne siamo convinti, resta l’opzione preferibile”.

E conclude: “Credo che la società debba sempre più organizzarsi con una attenta sollecitudine in funzione dei deboli. Quanto al via libera dato dalla Regione Piemonte al suicidio assistito, esso prende atto dell’esistenza di un quadro normativo vincolante anche in assenza di leggi: la partita è dunque in mano al Governo e al Parlamento, che da troppo tempo non si pronuncia pur avendo i numeri per cambiare, correggere o migliorare”.

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