Come passare dalle promesse di nozze alle minacce di morte nel giro di poche ore; è questo l’inconsueto esito del fatidico ‘giorno più bello’ di I.R., lo sposo cuneese che il 26 settembre del 2021 prese a calci in faccia un automobilista che transitava all’interno della galleria – che ha come suggestivo e romantico scorcio proprio il famosissimo Santuario – nel momento in cui il fotografo lo immortalava insieme alla sua sposa a Vicoforte.
Proprio in quel momento passava l’auto del giovane A. che, stando a quanto riferito in aula, diede un colpo di clacson per avvisare del proprio passaggio il gruppetto di cinque persone che comprendeva sposi, fotografo e testimoni, impegnati nel set fotografico nel mezzo della carreggiata.
Le istantanee di quello che avvenne subito dopo non saranno finite nell’album fotografico della coppia ma sono state raccontate in aula dalla parte offesa costituita in giudizio e dagli amici che erano con lui.
“Mentre passavo lo sposo diede un pugno allo specchietto sul lato del passeggero mandandolo in frantumi – ha riferito alla giudice il giovane A. – chiesi spiegazioni del gesto e mi diede un pugno in faccia, venni spinto a terra e lo sposo mi diede un calcio in pieno viso facendomi saltare due denti”.
L’aggressione, stando a quanto riferito dall’amico che era in auto con lui e dagli amici che viaggiavano nell’auto appresso, sarebbe stata condita anche da insulti all’indirizzo del giovane conducente, “ti ammazzo, marocchino di m…, il mondo è piccolo, ti trovo” e dal danneggiamento dell’autovettura che quando l’aggredito si allontanò dalla galleria venne presa a calci e pugni.
“Lo sposo era completamente ubriaco, come anche gli altri – ha riferito un amico della vittima che viaggiava sull’altra auto – quando hanno capito che avevamo chiamato i carabinieri ci chiesero quanto volevamo per chiuderla lì, ma il mio amico non ha accettato. Poi sono arrivati i carabinieri e l’ambulanza”.
In ospedale al ragazzo ferito venne refertato un trauma al volto e al torace con prognosi di cinque giorni, ma fu dal dentista che successivamente il giovane dovette recarsi per rimettere a posto gli incisivi rotti, cure dentistiche che lo indussero a chiedere un risarcimento di varie decine di migliaia di euro, molto più della cifra messa a disposizione dall’imputato per la remissione della querela.
Ascoltati i testi dell’accusa, il processo è stato rinviato al 27 febbraio per quelli della difesa.





