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Martedì 17 marzo 2026

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Neurochirurgo accusato di violenza sessuale da una paziente

Ultime testimonianze in aula nel processo al medico cuneese. Quello della giovane non sarebbe l'unico caso

Cuneo

La Guida - Neurochirurgo accusato di violenza sessuale da una paziente

Sta per giungere a conclusione il processo al neurochirurgo con studio in città, accusato di violenza sessuale su una paziente che si era rivolta a lui nel novembre 2021 per risolvere il problema di un forte dolore alla schiena. Durante la visita il medico, senza indossare i guanti e senza fornire alcuna spiegazione o chiedere il consenso informato, ispezionò la parte esterna dei genitali della donna e poi quella interna dopo aver indossato i guanti. Un’azione improvvisa che lasciò la giovane donna pietrificata, incapace di reagire e di opporsi. Il medico non scrisse alcun referto della visita, solo su richiesta della paziente si soffermò brevemente sulla risonanza magnetica che proprio lui le aveva prescritto e non le rilasciò alcuna fattura; le diede però il suo numero di cellulare chiedendole di scrivergli per non farlo preoccupare e la salutò con una carezza sulla testa. Sconvolta da quanto accaduto la donna aveva immediatamente raccontato tutto ai genitori e poi si era rivolta alla sua ginecologa e al medico di base per capire se quello che era accaduto nello studio del neurochirurgo fosse normale o se era stato un abuso sessuale. Fu il suo medico a dire che quanto accaduto non era normale e a prescriverle un supporto di tipo psicologico come in effetti la donna fece per un lungo periodo. A un’amica e proprietaria di una palestra, la madre confidò quello che era accaduto alla figlia e la professionista raccontò di essere stata abusata anche lei da quello stesso neurochirurgo. Era accaduto in seguito a un lungo periodo di degenza presso il reparto di neurochirurgia dove era stata ricoverata dopo un incidente domestico; nonostante non fosse stato lui a operarla si recava tutti i giorni nella sua stanza e anche dopo le dimissioni andava presso la sua palestra per portarle i referti degli esami di controllo che lei aveva fatto. Un giorno che lei aveva ancora dolori alla schiena lui si presentò presso il suo centro e le propose una visita di controllo durante la quale, senza alcun preavviso, fece la stessa ispezione vaginale. La donna lo fece smettere subito e lo cacciò via. Ai giudici riferì che per la vergogna non aveva detto niente a nessuno, ma quando sentì il racconto dalla sua cliente si rammaricò pensando a quante donne potevano aver subito lo stesso trattamento. Ascoltati in aula gli ex colleghi, medici e infermieri del reparto ospedaliero in cui lui aveva lavorato fino al 2019, avevano riferito dei suoi modi pesantemente allusivi, dei suoi strusciamenti e delle sue continue battute a sfondo sessuale. “Un tipo da tenere un po’ a freno”, aveva riferito un’infermiera; un professionista molto bravo ma da cui una collega di anestesia ascoltata in tribunale non si sarebbe fatta operare, spiegando ai giudici del collegio che avrebbe evitato un medico che facesse battute sul suo corpo nudo e addormentato in sala operatoria. Di diverso avviso le due pazienti che la difesa ha chiamato a testimoniare nel corso dell’ultima udienza: “Erano visite normalissime, veloci, mi faceva delle punture, poi lui stesso mi ha operato a Torino”, ha riferito la prima testimone. Più lunga la deposizione della seconda, paziente del neurochirurgo per più di dieci anni e operata da lui due volte e che su indicazione dello stesso medico andava nella palestra dell’altra donna molestata. La testimone ha riferito di visite normali, nessuna ambiguità, nessun atteggiamento libidinoso o molesto; nel corso degli anni aveva portato da lui anche i suoi genitori con problemi alla colonna vertebrale e tutti si erano trovati bene. In merito ai rapporti tra il medico e l’istruttrice della palestra, la donna ha riferito che inizialmente i due si sentivano relativamente alla sua situazione: “Sapevo che si confrontavano quando il mio dolore si riacutizzava, poi però nel tempo ho avuto la percezione che non si sentissero più. A un certo punto lui mi consigliò il nuoto piuttosto che gli esercizi in palestra, fu in occasione di una visita in cui discutemmo a causa del riacutizzarsi del mio dolore: rimasi infastidita dal fatto che lui minimizzasse, che parlasse di dolore dovuto allo stress o a una sindrome depressiva. Ne parlai con la mia istruttrice e lei mi disse che lei stessa si era allontanata da lui così come altri pazienti”. Nella prossima udienza del 17 aprile ci sarà il confronto tra i consulenti di accusa e difesa e poi l’esame dell’imputato.

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