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Martedì 17 marzo 2026

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Azienda Zero in Amos? Marro: “Modello che esternalizza e impoverisce”

"Una vera e propria operazione di dumping contrattuale, che rischia di tradursi in una progressiva esternalizzazione di attività oggi svolte dal servizio sanitario pubblico e di farlo sulla pelle di lavoratori e lavoratrici"

Cuneo

La Guida - Azienda Zero in Amos? Marro: “Modello che esternalizza e impoverisce”

In materia di sanità, un nuovo attaccio giunge oggi (lunedì 9 febbraio) dalla consigliera regionale cuneese Giulia Marro nei confronti dell’assessore Federico Riboldi e dell’intero esecutivo subalpino, in particolare sull’ipotesi di ingresso di Azienda Zero in Amos e sui rischi di “dumping contrattuale” da parte dell’azienda multiservizi.
“È dall’inizio del mandato – scrive la consigliera in una nota – che denunciamo il fatto che i contratti collettivi applicati nei servizi esternalizzati della sanità piemontese penalizzano lavoratrici e lavoratori: il caso di Amos, che è una società interamente pubblica ma applica il contratto multiservizi e il contratto Aiop che non viene rinnovato da 8 anni, è da questo punto di vista esemplare di quello che si dovrebbe evitare, cioè avere lavoro povero e precario nella gestione di servizi pubblici.
L’audizione in Commissione delle rappresentanze sindacali, di Azienda Zero e di Amos ci conferma che quella in discussione sarebbe una vera e propria operazione di dumping contrattuale, che rischia di tradursi in una progressiva esternalizzazione di attività oggi svolte dal servizio sanitario pubblico e di farlo sulla pelle di lavoratori e lavoratrici. Ricordiamo per esempio che le differenze salariali tra chi lavora al 112 con i contratti applicati da Amos e chi lo fa direttamente per il Ssr sono superiori al 30% a parità di mansione, come segnalato dalle organizzazioni sindacali. Una situazione che produce disuguaglianze evidenti e profondamente ingiuste.
Abbiamo già sollevato in svariate occasioni all’assessore Riboldi, ma anche all’assessore Marrone per quanto riguarda il comparto socio-assistenziale, la gravità di questa situazione: a parole ci danno ragione, ma come è emerso oggi in Commissione nulla è stato fatto per superare questa vergogna. Non a caso, il nostro emendamento al Piano socio-sanitario che chiedeva semplicemente di applicare ai servizi affidati a terzi contratti rinnovati e analoghi a quelli applicati dal pubblico è stato respinto.
Permangono inoltre forti incertezze sul futuro del personale del 118 e dell’emergenza territoriale, tema più volte rinviato, così come sull’impostazione complessiva del progetto, che non prevede un vero rafforzamento del pubblico attraverso assunzioni dirette. In una fase cruciale per la riorganizzazione della sanità territoriale, il rischio è che le nuove strutture restino prive di personale o vengano affidate alle aziende partecipate, senza generare risparmi per la pubblica amministrazione e indebolendo il servizio sanitario pubblico.
Non accetteremo che la riorganizzazione della sanità passi attraverso l’abbassamento dei salari e dei diritti: difendere la sanità pubblica significa investire nel lavoro pubblico e nella qualità dei servizi”.

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