
Anche per il mondo del lavoro il tempo ha fatto la sua parte nell’imporre tramonti di attività. L’agricoltura era la fonte prevalente di sostentamento, ma per far quadrare i magri bilanci familiari ci si calava in mestieri appresi con la frequentazione di altri già esperti. A fondamento di questo proliferare di attività c’è un’economia che si fonda sul recupero degli oggetti. Aggiustare era la parola d’ordine. È così che c’era un continuo movimento di persone “specializzate” nei più diversi settori, dal ciabattino al carradore, dai maniscalchi agli ombrellai per raggiungere i “magnin” e gli spazzacamini.
Mestieri perduti del Piemonte
di Gian Vittorio Avondo
Editrice Ed. Programma
euro 8,9




