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Sabato 11 aprile 2026

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Aiutava il cognato disabile, assolta dall’accusa di peculato

I fatti nel monregalese, la donna aveva prelevato fondi che apparivano non rendicontati e invece è emersa la sua estraneità alle accuse

Mondovì

La Guida - Aiutava il cognato disabile, assolta dall’accusa di peculato

Si è concluso con un’assoluzione e un non luogo a procedere il processo a carico della signora che per tre anni, a partire dal 2018, era stata nominata amministratrice di sostegno del cognato disabile, accusata di non aver ottemperato al proprio dovere di rendicontazione delle spese effettuate per conto dell’uomo ricoverato in una struttura assistenziale, e per aver prelevato dal suo conto 1.700 euro per spese che non lo riguardavano. A seguito della morte del suocero, e per sua espressa volontà, era stata la donna ad assumere il ruolo di amministratrice di sostegno del cognato ospite in una residenza assistenziale. La segnalazione era arrivata dal nuovo amministratore di sostegno nominato nel 2022 in sostituzione della donna che già nel 2020 aveva chiesto al giudice tutelare di essere sollevata da quel ruolo che non sapeva gestire. Nella sua relazione il nuovo amministratore aveva rilevato che l’unica rendicontazione depositata in ritardo di due anni era quella del 2018, un conto di svariate migliaia di euro da saldare con la struttura residenziale dove si trovava il cognato, e una serie di spese che con lui non avevano nulla a che fare. Secondo i riscontri della Guardia di Finanza nell’elenco di questi prelievi anomali c’erano il conto dell’assicurazione auto della donna e una fattura di un’officina dove l’auto era stata revisionata, spese dentistiche per la figlia della donna e del telefono fisso della casa dove l’uomo aveva abitato prima di trasferirsi in struttura. “Solo di spese di tipo turistico abbiamo riscontrato 790 euro non riconducibili al cognato”, aveva riferito in aula il luogotenente della Guardia di Finanza che aveva analizzato i conti. Per tutti i parenti chiamati a deporre in aula però la donna si era sempre presa cura dei parenti in ogni modo, prima del suocero e poi del cognato, al quale provvedeva per tutte le necessità: “Gli metteva sempre dei soldi nello zainetto per le piccole spese perché a lui piaceva offrire, gli portava sempre la torta per festeggiare con gli altri ospiti il suo compleanno, a volte andavamo tutti a mangiare insieme al ristorante”, aveva riferito in aula una zia. La donna stessa aveva ammesso di aver preso dei soldi dal conto del cognato nei momenti di difficoltà ma li aveva subito restituiti appena possibile: “Era una cosa in famiglia, non ho mai rubato nulla e pensavo fosse normale”. Per l’accusa, proprio a partire dalla mancanza di rendicontazione, si spiegava la volontà di nascondere quei prelievi per spese che nulla a avevano a che vedere con la persona amministrata e per questo è stata chiesta la condanna della donna a quattro anni e tre mesi di reclusione. La difesa ha contestato tutte le accuse a partire da quei 1.700 euro interamente restituiti già nel 2020, quando rendendosi conto della difficoltà del ruolo di amministratrice, aveva lei stessa chiesto di essere sollevata da quell’incombente: “Sul conto corrente dell’uomo risultano piccoli versamenti già a partire dal 2019 per ben 2.600 euro, indizio chiaro di una gestione sicuramente poco attenta ma fatta col cuore da parte di una donna che non aveva le capacità per svolgere quell’incarico e da qui aveva chiesto lei stessa di essere sollevata”. Un inquadramento generale dei fatti che ha portato il collegio dei giudici ad assolvere la donna dall’accusa di omissione d’atti d’ufficio e non punibile per il reato di peculato per particolare tenuità del fatto.

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