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Giovedì 12 febbraio 2026

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Segregava la moglie: un uomo a processo per sequestro di persona e maltrattamenti

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La Guida - Segregava la moglie: un uomo a processo per sequestro di persona e maltrattamenti

Il fratello aveva dovuto aprire un profilo falso, di donna, per riuscire ad entrare in contattato con il cognato e indurlo a rivelare, tra una chiacchiera e l’altra, dove viveva, ma soprattutto dove aveva portato sua sorella e le due nipoti; e una volta scoperto il nuovo indirizzo, anche i carabinieri dovettero usare uno stratagemma per riuscire ad attirare in caserma la donna e aiutarla a denunciare il marito per lo stato di segregazione e continue minacce in cui la costringeva.

La storia tra i due era iniziata cinque anni prima, nel 2017 in un comune in provincia di Cosenza e da quando erano andati a vivere insieme, l’uomo, ora a processo per sequestro di persona e maltrattamenti, le aveva letteralmente impedito in tutti i modi di restare in contatto con la famiglia, “addirittura la chiuse nel bagagliaio dell’auto quando lei era incinta di otto mesi per impedirle di vedere mio padre”, ha riferito in aula il fratello della donna.

Dalla Calabria in Germania e poi in Lombardia fino in Piemonte a Murazzano dove, grazie alla telefonata del padre alla stazione dei carabinieri, le forze dell’ordine presero informazioni su quella famiglia che nessuno conosceva nel comune.

L’uomo infatti impediva alla donna di uscire da sola, “metteva degli stuzzicadenti incastrati nelle finestre per vedere se in sua assenza lei usciva in balcone – ha riferito la responsabile del centro antiviolenza che ospitò la mamma e figlie dopo la denuncia – e quando aveva qualche lavoro da idraulico, se la portava dietro con le figlie lasciandole ad aspettare chiuse in auto. La minacciava di uccidere i genitori se li avesse sentiti. Alle bambine non aveva mai fatto del male, ma non voleva che lo chiamassero papà, convinto che fossero figlie di altri rapporti della compagna”.

Ai primi di settembre del 2022, dopo che il padre aveva sporto denuncia, i carabinieri convocarono la donna in caserma con la scusa di un controllo amministrativo sulla loro auto, ma in caserma si presentò anche l’uomo con le figlie, “non voleva lasciarla sola con noi in ufficio – ha riferito il maresciallo Salvatore Frisenda – faticammo a convincerlo a restare fuori in auto con le bambine e quando alla fine restammo soli con la donna lei decise di sporgere denuncia”.

Il maresciallo ricorda che l’uomo continuava a suonare il campanello per entrare. Nel frattempo era stato allertato il centro antiviolenza e quando la donna firmò il verbale, i militari presero lei e le bambine e insieme alla responsabile le portarono in una casa rifugio. “Gli spiegammo cosa sarebbe accaduto e lui diede in escandescenza – ha riferito ancora il maresciallo -, tirandosi giù i pantaloni e urlando ‘a mia moglie non basta questo?’. Quando il giorno dopo andammo a casa sua per prendere gli effetti personali della donna e delle bambine vedemmo che la porta di casa aveva tre serrature, una addirittura con un lucchetto, come in un carcere”.

Nei giorni seguenti la donna ricevette messaggi dell’uomo che la invitava a tornare a casa e le minacce della suocera, “la invitava a ripensarci perché altrimenti le sarebbero state tolte le figlie – ha riferito l’appuntato che aveva trascritto i messaggi – le scriveva che da solo lui avrebbe fatto un disastro e che sarebbe stato pericoloso e lei lo sapeva, avvertendola che era ancora in tempo per decidere cosa fare”.

Il processo proseguirà il 28 gennaio con i testi di parte civile.

 

(Foto di repertorio di Valeria Bussone)

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