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editoriale

Tagliate le unghie alla Corte dei conti, ne beneficeranno gli “arditi del bilancio”

11 gennaio 2026

Cuneo

logo Corte dei Conti Mi guardo alla spalle e ricavo l’impressione che i momenti di svolta non si manifestino con alti proclami o a seguito di feroci contrapposizioni. No, sgocciolano poco per volta con provvedimenti “tecnici”  che filtrano in una collettività distratta o inconsapevole. Prendiamo ad esempio i problemi legati all’amministrazione della giustizia, uno a caso: la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri.  Se n’è parlato molto e ancor più se ne parlerà questa primavera in occasione del referendum costituzionale, ma, qualsiasi sia l’esito, la durata dei  processi e l’attesa delle sentenze non diminuirà di un solo giorno. Veniamo, invece, ad un’altra magistratura, meno nota, ma ancor  più sgradita a politici e pubblici amministratori, emersa all’attenzione dell’opinione pubblica per la pausa imposta ai disinvolti patrocinatori del ponte di Messina. O, stando nel cuneese, per i riflettori puntati, in sede di “controllo concomitante”, sui tempi e sui soldi finora impiegati per l’incompiuta del Tenda. Parliamo della Corte di Conti, cioè di quell’organismo che la Costituzione destina a controllare e giudicare sulla correttezza ed efficacia della gestione finanziaria della pubblica amministrazione. Il 27 dicembre scorso, mentre l’attenzione pubblica era concentrata sulle severe misure, né populiste, né popolari, della legge finanziaria, il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge che attenua non poco l’incisività della Corte dei Conti. Il motivo conclamato dal Governo è quello di ridurre i ritardi nelle realizzazioni dei lavori e guarire la “paura da firma” che attanaglia i pubblici funzionari. Evidenziamo – a costo di qualche approssimazione – alcuni punti. Il pubblico amministratore viene condannato a risarcire il danno causato dal suo operato solo in  presenza di dolo (quando vi è la volontà di creare il danno) o per colpa grave. Fino a ieri, quest’ultima forma di responsabilità si configurava, per esempio, con la palese mancanza di prudenza, perizia e diligenza o con l’omissione di cautele, verifiche ed informazioni preventive normalmente richieste per una corretta amministrazione. Da domani  si riduce alla palese violazione delle norme di legge (solo quelle inequivocabilmente chiare e precise) e al travisamento dei fatti (fischi per fiaschi). Per quanto riguarda i componenti degli organi politici, la loro buona fede è riconosciuta “fino a prova contraria” quando gli atti adottati hanno alle spalle visti o pareri dei responsabili degli uffici tecnici o amministrativi. Per il futuro, anche la quantificazione del danno erariale da rifondere viene ridotta: dalla valutazione equitativa del giudice (perché a certe frittate non si rimediava mai integralmente) si passa al limite del 30% del danno e, comunque, non oltre due annualità dello stipendio o del corrispettivo del servizio reso. Veniamo ora a norme di procedura. Il diritto a richiedere il risarcimento del danno si prescriveva con il trascorrere di cinque anni decorrenti dal momento in cui il danno veniva a conoscenza dell’Amministrazione o della Corte dei Conti. Da domani decorrerà tassativamente dal momento in cui il danno viene causato: dalla rottura dell’uovo alla scoperta della frittata possono passare anche anni, riducendo di conseguenza i tempi per avviare e concludere l’azione di risarcimento.    Tra i compiti della Corte dei conti vi è il rilascio di pareri preventivi sugli atti, entro il termine di trenta giorni, trascorsi inutilmente i quali, si verifica una forma di silenzio-assenso, che rende applicabili anche provvedimenti illegittimi. In questi casi – aggiunge la nuova legge – il pubblico amministratore è sollevato da qualsiasi responsabilità. Si prevede una pioggia di richieste di pareri, a fini cautelativi, e corrispondente intasamento degli uffici di controllo. In conclusione, nutro la speranza che amministratori onesti e solerti possano lavorare con maggior serenità, ma anche il timore che i “paurosi della firma” non guariscano dal loro crampo e che si moltiplichino, invece, gli “arditi del bilancio”.
Diritto societario Simone la dolcetta paura da firma

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