Studenti, pensionati, mamme, nonni, volontari, allenatori, religiosi, sportivi, commercianti e artigiani, insegnanti, educatori, medici, catechiste e infermiere, ma anche una famiglia di Ucraini accolta a Cuneo. Tutti e cinquanta gli interpellati raccontano un pezzo della loro vita di questo anno 2025 che va a chiudersi ma anche cosa si aspettano per questo 2026 che inizia.
Per l’anno nuovo gli auguri sono tanti e ognuno ha il suo, che parte dalle proprie esperienze, dai propri desideri e dai propri incontri.
Ma c’è una speranza che riassume meglio di ogni altra un comune sentire ed è il desiderio di pace. Pace in famiglia, pace con la propria comunità e pace in questo mondo che ne ha così bisogno.
E nel primo giorno dell’anno, il 1° gennaio, in cui festeggiamo la 59esima Giornata mondiale della pace, arrivano puntuali le parole di papa Leone XIV nel messaggio “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”.
Scrive papa Leone: “La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre”. E ancora le parole del papa che sottolineato che la pace prima di essere una meta, è una presenza e un cammino: “Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica”.
E il richiamo di Leone XIV alla vita pubblica e alla politica internazionale è chiaro ed esplicito, senza mezze parole: “Nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”
Ed è per questo che diventa fondamentale anche il nostro compito dell’informazione, vigilando “sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole” e lavorando per “motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza”.
Papa Francesco aveva iniziato l’anno giubilare che sta per terminare con l’affermazione “La speranza non delude” e oggi, in un momento storico così complicato e confuso, dove sembrano addensarsi le nubi di nuove guerre, del superamento dei diritti e dei valori universali dell’uomo a scapito dei profitti, degli interessi di pochi, dell’esclusione dei poveri e dei più deboli, le parole dei due pontefici sono più che mai profetiche. Parole che risuonano nei desideri dei cuneesi.
E allora proviamo anche in questo 2026 a fare esercizi di speranza nel nostro quotidiano, ovunque e con chiunque noi siamo, a valorizzare tutto il positivo nella vita, nelle persone, in noi stessi, ad allenarci a cercare elementi di pace e di speranza nella nostra giornata, nella nostra famiglia, nella nostra comunità piccola e grande. Perché si possa realizzare il sogno di pace e di gioia di tutti. Davvero così sarà un buon 2026.




