È rientrato, ma solo in parte, il rischio di vedere esclusi la maggior parte dei Comuni piemontesi dalla nuova Legge sulla montagna, provvedimento che mette sul piatto 200 milioni di euro l’anno per il triennio 2025-2027.
Dall’elenco dei 62 comuni del Cuneese che si trovano sotto i 600 metri di altitudine, lo schema di decreto trasmesso dal Governo per la nuova classificazione in base ai criteri di altimetria e di pendenza, ne taglia fuori 17: Bergolo, Bosia Briaglia, Castino, Cigliè, Cortemilia, Costigliole Saluzzo, Envie, Lesegno, Manta, Perletto, Pianfei, Revello, Rocchetta Belbo, Saluzzo, Torre Bormida e Verzuolo (nella foto). Tra quelli considerati montani figura invece per la prima volta Cuneo.
Già nelle scorse settimane, prima della pubblicazione ufficiale, si era verificata una levata di scudi da parte degli amministratori locali e non erano mancate le denunce da parte dell’Unione Nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli enti Montani.
Critiche e richieste di intervento da parte della Regione erano arrivate anche dalle opposizioni in consiglio. “Una riforma ingiusta, miope, che produrrà danni profondi – scrivono in una nota i consiglieri regionali del Partito Democratico Mauro Calderoni, Fabio Isnardi, Domenico Ravetti, Emanuela Verzella -. Il dato più grave è che mentre il Governo portava avanti questa scelta sbagliata, il Piemonte è rimasto a guardare Escludere questi comuni significa indebolire la manutenzione del territorio, la difesa idrogeologica, la gestione forestale e agricola, l’accesso ai servizi essenziali. Colpisce l’ipocrisia politica di una destra che riempie i discorsi di retorica sui territori salvo poi abbandonarli quando si tratta di fare scelte concrete”.
La Regione Piemonte avrebbe chiesto un rinvio della trattazione al fine di approfondire meglio la tematica. “In un quadro nazionale complesso – dichiara in un comunicato l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna Marco Gallo -, il Piemonte è riuscito a contenere l’impatto della riclassificazione, limitando le esclusioni e garantendo una ripartizione più solida delle risorse. La Regione è impegnata nella seconda fase attuativa della riforma con la definizione di un ulteriore elenco che definirà l’insieme dei Comuni sui quali ricadranno le agevolazioni. Vigileremo affinchè i parametri utilizzati tengano conto non solo degli aspetti geografici, ma anche delle fragilità dei territori”





