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Domenica 15 febbraio 2026

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Nuova legge sulla montagna, critico il Pd: “Così si tradiscono i territori”

"Una penalizzazione pesantissima nel Cuneese e nelle province di Alessandria, Asti e VCO dove intere aree vengono private di riconoscimento, risorse e strumenti di governo"

La Guida - Nuova legge sulla montagna, critico il Pd: “Così si tradiscono i territori”

“Le parole del ministro Calderoli al Question time non chiariscono nulla, ma confermano in modo plastico ciò che denunciamo da mesi: questa riforma è ingiusta, miope e produrrà danni profondi. Lo avevamo detto, scritto e spiegato in ogni sede, ma siamo rimasti inascoltati”. Così i consiglieri regionali Mauro Calderoni, Fabio Isnardi, Emanuela Verzella e Domenico Ravetti, che tornano a criticare la nuova classificazione dei Comuni montani annunciata dal Governo.

“La cosiddetta “nuova legge montagna” – proseguono – cancella con un colpo di spugna oltre 1.100 Comuni che non sono affatto “falsi montani”, ma territori fragili, marginali, spesso di crinale o di transizione, che da decenni svolgono funzioni essenziali per l’equilibrio complessivo del territorio. Comuni che hanno costruito politiche condivise prima nelle Comunità montane e oggi nelle Unioni montane, e che ora vengono semplicemente scaricati”.

“Il dato più grave – aggiungono – è che mentre il Governo portava avanti questa scelta sbagliata, il Piemonte è rimasto a guardare. Nessuna presa di posizione, nessuna difesa concreta dei territori, nessuna battaglia istituzionale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una penalizzazione pesantissima nel Cuneese, ma soprattutto nelle province di Alessandria, Asti e VCO dove intere aree vengono private di riconoscimento, risorse e strumenti di governo”.

“Escludere questi Comuni – spiegano i consiglieri PD – significa indebolire la manutenzione del territorio, la difesa idrogeologica, la gestione forestale e agricola, l’accesso ai servizi essenziali. Le funzioni non spariscono perché cambia una definizione amministrativa: spariscono le politiche pubbliche, e questo è un rischio che il Piemonte non può permettersi. Dopo il piano sulle aree interne che teorizzava l’accompagnamento al declino, oggi siamo di fronte a un nuovo colpo inferto agli stessi territori. Errare è umano, perseverare è diabolico”.

“Colpisce infine – concludono – l’ipocrisia politica di una destra che riempie i propri discorsi di retorica sui “territori”, sulle “radici” e sulle “comunità locali”, salvo poi abbandonarli quando si tratta di fare scelte concrete. Che fine ha fatto il mitico territorio, sempre evocato nella mistica della destra di governo nazionale e regionale? Qui non c’è alcuna visione per le terre alte, ma solo un cinico calcolo politico-altimetrico. Il Governo si fermi, la Regione Piemonte esca dal silenzio e si apra finalmente un confronto vero con enti locali e comunità prima che i danni diventino irreversibili”.

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