“Sentivo la ragazza del piano di sotto che urlava, gridava “aiuto, lasciami stare, vattene via” e mi è venuto spontaneo chiamare i carabinieri. Poi mi sono affacciato al balcone e ho visto quest’uomo che trascinava la ragazza, con una mano la tirava per i capelli con l’altra le teneva il collo. Sono sceso in strada insieme a un vicino, non sapevamo bene cosa fare ma cercavamo di convincerlo a lasciarla andare; poi lui si è allontanato e lei è rimasta piangente a terra”. È questo il racconto del vicino di casa testimone dell’ultimo episodio di violenza subìto dalla giovane adolescente per mano di P.E., il cittadino albanese di molti anni più vecchio di lei, ora a processo per stalking, lesioni, cessione di sostanze stupefacenti e violazione di domicilio. Era luglio del 2023 e in seguito a quell’episodio la giovane decise di denunciare l’uomo e uscire così dalla spirale di violenza che si era instaurata fin dall’inizio di quella relazione.
In aula hanno finito di deporre i tanti testimoni delle violenze subite dalla ragazza, sia amici sia perfetti sconosciuti, casuali testimoni come la signora che un pomeriggio di marzo del 2022 chiamò i carabinieri dopo aver visto l’imputato rincorrere la ragazza, “lei si è messa a piangere e urlare, diceva “no ti prego no”. Poi l’ho vista piangere a terra, ma quando vide avvicinarsi la pattuglia dei carabinieri gli gridò di andare via”. Tanti gli episodi di violenza raccontati dalla giovane e confermati dai testimoni, come quella volta che lui l’aveva letteralmente alzata di peso e poi spinta perchè indossava una camicetta dono di un’amica e che a lui non piaceva, o lo schiaffo in pieno volto che le diede perchè voleva restare ancora un po’ nel locale dove avevano trascorso la serata mentre lui voleva andare via. La vittima si lamentava di quella relazione ma non riusciva ad allontanarsi da quell’uomo molto più anziano di lei che era anche diventato, secondo l’accusa della Procura, il suo fornitore di sostanze stupefacenti.
“Mi chiedeva continuamente il fondotinta per coprire i lividi che aveva sul corpo così che la madre non si accorgesse” aveva riferito in una precedente udienza una sua amica. A seguito delle indagini l’imputato è stato arrestato e si trova in carcere in attesa di giudizio. In aula anche la madre ha riferito dei lividi e delle botte sul corpo della figlia e che molto spesso aveva anche fotografato, “tante volte tornava a casa con lividi sul corpo, sul volto, sul collo. Una volta aveva segni di cinghiate sulla schiena, un’altra volta aveva ferite sulla nuca dopo essere stata sbattuta contro il muro, e poi le costole incrinate, la ferita sotto l’occhio per il lancio di un’accendino”. Ascoltati tutti i testi dell’accusa il processo è stato rinviato al 17 dicembre per i testi di difesa.



