
Foto Teresa Maineri
Se si è giovani e c’è un sogno da inseguire, allora ti sembra il momento giusto di andare, di essere coraggiosi, a costo di sbagliare e di lasciarsi alle spalle i consigli, e le preoccupazioni, dei genitori. Mamadou Kouassi Pli Adama lo ha fatto, insieme a suo cugino, partendo dalla Costa d’Avorio per un lungo viaggio di speranza che si è rivelato essere senza speranza e che è passato attraverso il deserto, la schiavitù, le sopraffazioni in Libia e la traversata del Mediterraneo, per tre giorni e tre notti, in 69 su un gommone senza acqua e senza cibo, in balia del mare.
Il sogno era l’Europa, la libertà di essere quello che volevano essere. “Pensavamo di arrivare in dieci giorni – racconta – ci abbiamo impiegato tre anni”. Dal niente che aveva tra le mani quando è salito sul barcone in Libia diretto a Lampedusa, Mamadou è arrivato fino alla cerimonia degli Oscar a Hollywood, perché la sua storia, quella di suo cugino e di tante persone che come loro hanno intrapreso quel viaggio, e in molti casi sono morte lungo il tragitto, è diventato un film di grande successo, “Io capitano”, di Matteo Garrone. Un film e una storia che hanno smosso le coscienze, hanno cambiato destini individuali, ma purtroppo non sono ancora bastate a cambiare le cose e nel Mediterraneo si continua a morire, così come nel deserto lungo la strada verso l’Europa.![]()
“Chi riesce ad arrivare è un sopravvissuto, io sono un sopravvissuto, sono stato fortunato. Tante persone muoiono, altri non resistono e vanno fuori di testa. Se avessi visto un film così, non sarei mai partito – ha detto rispondendo alle domande degli studenti – e oggi quel viaggio non lo rifarei. Ho raccontato e racconto la mia storia proprio per far sapere le cose come stanno e continuare a lottare per far cambiare le cose”.

Oggi Mamadou vive in Italia, a Caserta, ed è impegnato come mediatore culturale e attivista presso il centro sociale Ex-Canapificio di Caserta e aiuta le persone che come lui arrivano in Italia e non sanno come muoversi. Nel suo lungo viaggio, iniziato nel 2008 in Costa d’Avorio, Mamadou è approdato nella mattina di martedì 18 novembre anche a Cuneo, al cinema Monviso, per raccontare la sua storia e rispondere alle domande di studentesse e studenti del Grandis di Cuneo in un incontro molto partecipato organizzato dalla Straconi.
“Oggi sono attivista e lotto per i diritti, il mio impegno è far vedere la realtà e combattere perchè le cose possono cambiare. Le persone che muoiono nel Mediterraneo (35.000 in questi anni) e nel deserto non fanno rumore, invece viaggiare dovrebbe essere un diritto per ognuno. Questa è una sfida che dobbiamo fare insieme per cambiare le cose. Seguite il vostro sogno, non lasciatevi mai abbattere”. (L’articolo completo su La Guida in edicola giovedì 20 novembre).

Mercoledì 19 novembre, l’iniziava “Stracôni per le Scuole” ospiterà Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera, per una giornata dedicata a giovani, legalità e cittadinanza attiva.
Alle 9, presso il Varco, in piazza ex Foro Boario, Don Ciotti terrà un intervento dialogando con studenti e docenti dell’Istituto “Grandis” sui temi dell’uguaglianza, della responsabilità collettiva e della costruzione di relazioni che liberano, nell’ottica di “sciogliere i nodi” della società. La giornata culminerà la sera, con la Serata del Cuore presso la Sala San Giovanni, durante la quale Don Ciotti sarà ospite d’onore. Nel corso dell’evento verranno consegnati i contributi della Stracôni alle scuole e alle associazioni sportive locali, riconoscendo il loro ruolo educativo, sociale e inclusivo.






