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Giovedì 11 dicembre 2025

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Truffa sull’assicurazione auto, condannato a un anno e mezzo

L'uomo si era inserito nella comunicazione tra la banca e la cliente, riuscendo a riscuotere 430 euro di polizza

Savigliano

La Guida - Truffa sull’assicurazione auto, condannato a un anno e mezzo

Aveva acquistato un’auto, una Opel Mokka, all’inizio di agosto 2021 e con questa stava per fare un viaggio insieme al marito, diretta in Romania dai parenti. Prima doveva però assicurare il veicolo e in quel frangente una signora 51enne residente a Savigliano incappò nella truffa che le costò 430 euro. “Era agosto e le agenzie assicurative erano chiuse, così mi recai in banca per fare l’assicurazione dell’auto”, ha raccontato la donna al giudice nel processo che ha visto come imputato M. C., nato a Dronero. “In banca hanno chiamato un numero di telefono e dall’altra parte qualcuno ha risposto che sarei stata richiamata dopo 15 minuti e così avvenne e io ho pensato che fosse l’agenzia Prima.it che collaborava con la banca”. L’uomo al telefono le disse che avrebbe dovuto fare una ricarica su una carta Postepay e poi le sarebbe stato inviato il certificato assicurativo. La donna andò dal tabaccaio e ricaricò 430 euro sulla carta. Successivamente le venne inviato su whatsapp il certificato che la donna si fece stampare dal tabaccaio. Quando la sera il marito, per scrupolo, si collegò al sito dell’assicurazione per verificare che tutto fosse a posto in vista del viaggio del giorno dopo, scoprì che il suo numero di assicurazione era inesistente e che il suo certificato era un falso. Inutile, come sempre avviene in questi casi, richiamare il contatto telefonico con cui era avvenuta la trattativa, l’utente era scomparso e con lui i soldi. In banca le dissero che qualcuno si era introdotto nel sistema informatico deviando le telefonate, la donna allora denunciò ai Carabinieri che attivarono le indagini. Risultò che l’utenza telefonica era intestata a una persona residente in provincia di Napoli, mentre la carta Postepay risultava essere stata attivata da M. C. a Sant’Angelo d’Alife, in provincia di Caserta. Quando venne sentito dai Carabinieri l’uomo disse di aver smarrito la carta che era stata attivata il 6 di agosto, appena quattro giorni prima della truffa alla signora saviglianese, e chiusa il 9 settembre. A smentire la versione dell’imputato è stata però l’impiegata delle Poste che in quel periodo lavorava proprio all’agenzia di San’Angelo di Alife e che, presente oggi (giovedì 13 novembre) in tribunale, ha riferito di aver ritirato lei quella carta Postepay che quindi non era stata smarrita. Sulla scorta di quanto emerso in istruttoria il pubblico ministero Alessandro Borgotallo ha chiesto per l’imputato, gravato da altri precedenti di polizia, la condanna a un anno e due mesi di reclusione e la multa a 500 euro. “Si tratta di un reato grave – aveva commentato il pubblico ministero – per la modalità con cui è stato messo in atto, perché in questo caso la vittima non aveva commesso alcuna imprudenza e anzi si era rivolta alla sua banca per stipulare l’assicurazione auto”. Basandosi sulla dichiarazione dell’imputato in merito allo smarrimento della carta, il difensore avvocato Clerici ne ha chiesto invece l’assoluzione e in alternativa la non procedibilità per tenuità del fatto. Di diverso avviso invece il giudice che ha condannato l’imputato, aumentando la pena chiesta dall’accusa a un anno e sei mesi, con 800 euro di multa.

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