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Giovedì 11 dicembre 2025

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Giovani NEET: chi sono e come affrontare il fenomeno a Cuneo

Hanno tra i 15 e i 29 anni: non studiano, non lavorano né si formano. Dibattito in consiglio comunale

Cuneo

La Guida - Giovani NEET: chi sono e come affrontare il fenomeno a Cuneo

Il termine NEET è ancora sconosciuto ai più, soprattutto ai non addetti ai lavori, ma è un fenomeno che sta prendendo piede anche nella nostra città. Il termine è un acronimo inglese di “Not in employment, education or training” che in italiano significa: “No studio, no occupazione, no formazione”. I NEET sono una categoria di giovani, in età compresa tra i 15 e i 29 anni, non impegnati in alcun percorso di istruzione, lavoro o formazione professionale. I dati svelano che in Italia sono quasi 2 milioni, pari a circa il 15% della loro fascia d’età. Le donne risultano particolarmente penalizzate: sono il 69% dei NEET con basso titolo di studio, con un’incidenza molto alta di giovani madri che faticano a conciliare maternità, formazione e lavoro. Le fragilità più diffuse riguardano persone a bassa istruzione, spesso senza diploma o con percorsi scolastici interrotti. L’Italia è il secondo paese in Europa, dopo solo la Romania, con una percentuale di giovani in questa situazione, superiore alla media europea. Nella nostra regione, se si analizza la situazione dei capoluoghi, Cuneo è la città con l’incidenza più bassa.

Il tema è stato affrontato nel Consiglio comunale della scorsa settimana, in occasione di un ordine del girono presentato dai consiglieri dei gruppi di maggioranza, poi approvato all’unanimità dall’intero Consiglio.

“Dobbiamo interrogarci su questo fenomeno sociale così pericoloso e chiederci cosa possiamo fare – ha detto Maria Laura Risso (Centro per Cuneo) -. Per questo chiediamo che venga dedicata una o più Commissioni consiliari al tema, per raccogliere dati aggiornati, ascoltare esperti, rappresentanti di enti, associazioni, cooperative. È importante coinvolgere tutti i soggetti che possono dare un contributo, come la Consulta giovanile, gli istituti superiori, il Ser.D. dell’Asl CN1, i soggetti del terzo settore e del volontariato, le associazioni di categoria. Chiediamo inoltre di sollecitare la Regione perché metta in campo azioni finalizzate alla formazione e alla prevenzione del fenomeno, ponendo particolare attenzione all’adeguatezza e alla destinazione delle spese dedicate ai progetti in questo ambito, con investimenti concreti ed efficaci”.

Secondo le ricerche, i fattori che condizionano l’insorgere del disagio NEET sono numerosi: dal disagio psicologico o dipendenze da sostanze all’isolamento sociale, abuso dei social, deficit di comunicazione in famiglia, dalle competenze scolastiche di base molto basse e abbandono scolastico precoce alla scarsa conoscenza del mondo del lavoro e carenza di orientamento scolastico e professionale, fino alla mancanza di opportunità lavorative stabili e gratificanti e contesti sociali sfavorevoli.

Consiglieri tutti d’accordo sulla necessità di conoscere il problema e intervenire nel modo giusto. “Si tratta di un tema di enorme importanza e secondo me il fattore che incide di più è la mancanza di opportunità lavorative stabili e gratificanti. Su questo possiamo lavorare” ha detto Ugo Sturlese (Beni Comuni). “Sono molto scettica sulla definizione: questo fenomeno è difficilmente incasellabile. Attenzione a mettere paletti che, qui a Cuneo, potrebbero essere fuorvianti. Dobbiamo prima contestualizzare, per capire chi è un NEET a Cuneo, per focalizzare i nostri interventi e individuare soluzioni che qui funzionino e servano davvero. Importante capire e lavorare sulla prevenzione” è intervenuta Sara Manassero (PD). “Possiamo fare qualcosa di concreto anche noi. Iniziamo a mettere al centro dell’azione politica e sociale di questa città i giovani. Può essere molto utile anche un tavolo di lavoro permanente” ha aggiunto Paolo Armellini (Indipendenti).

“Stiamo assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma sociale: di questo dobbiamo tenere conto” ha detto Alessia Deninotti (Cuneo Solidale Democratica). Ha chiuso gli interventi l’assessora alle Politiche Giovanili Cristina Clerico: “Insieme al presidente della Commissione dedicata, Erio Ambrosino, mi assumo anche l’impegno a convocare al più presto degli incontri, anche con la Consulta giovanile. Intanto invito tutti a leggere il Quaderno 48 pubblicato dalla Fondazione Crc e totalmente dedicato al mondo giovane in provincia. I dati sconfessano in buona parte pregiudizi e preconcetti che abbiamo rispetto a quel mondo. Può essere un buon punto di partenza. Altri momenti di incontro e analisi ci saranno sicuramente perché a breve partirà la Young Based Community al piano terra di Palazzo Santa Croce, che nelle intenzioni dell’Amministrazione sarà il più possibile uno spazio ‘foglio bianco’ dove i giovani possano scrivere cosa vogliono, sentendosi liberi di condividere e confrontarsi”.

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