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Giovedì 11 dicembre 2025

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Truffa su forniture all’ospedale di Cuneo, risarcimenti a rischio

Nel processo al titolare di un'azienda torinese, il decesso dell'imputato prima che si arrivasse a sentenza. Rimane un danno quantificato in 855.000 euro

Cuneo

La Guida - Truffa su forniture all’ospedale di Cuneo, risarcimenti a rischio

L’imputato è deceduto prima della sentenza del giudice e quindi i beni che gli sono stati sequestrati in via preventiva nel corso dell’indagine non possono essere confiscati e devono essere restituiti al legittimo proprietario. È il caso di Luigi Martinelli, titolare della Sanitor, azienda fornitrice di dispositivi medici all’ospedale Santa Croce, mente della maxi truffa che è costata alle casse dell’ospedale 855.000 euro. Martinelli è deceduto a giugno dello scorso anno prima che il processo a suo carico arrivasse alla sentenza. La sua azienda intanto è stata posta in liquidazione e i beni sequestrati, 161.000 euro di soldi sui conti correnti della Sanitor, andranno a far parte della procedura di liquidazione giudiziale. Sarà da vedere se anche la sua quota della casa di residenza, valutata in 216.000 euro, confluirà nei beni della procedura di liquidazione, poiché l’immobile era intestato a lui personalmente e non all’azienda. L’imprenditore avrebbe fatturato, con l’aiuto di un infermiere addetto agli acquisti del blocco operatorio, ingenti cifre per materiale acquistato in misura molto superiore all’effettivo bisogno e che poi non era mai stato consegnato. Era Antonio Iannicelli, l’infermiere addetto agli acquisti, a fare gli ordini del materiale necessario e a trasmetterli alla centrale acquisti ed era stato lui a fare gli ordini di tutto quel materiale non necessario e mai consegnato. Era stato sempre lui ad aggirare la procedura interna che prevedeva la consegna del materiale presso il punto unico di ritiro, firmando personalmente le bolle “fantasma” di materiali non richiesti e non consegnati dall’altro complice della truffa, il magazziniere della Sanitor Pierluigi Balansino. Per completare l’opera ed eliminare le tracce di questa operazione, era lo stesso infermiere a modificare i diari operatori dei pazienti, entrando nel sistema informatico in cui vengono registrati tutti i materiali utilizzati in ogni singolo intervento, anche dispositivi come fili di sutura o protesi, modificando l’elenco dei materiali e aggiungendo dispositivi mai effettivamente utilizzati. A scoprire il trucco era stata la direttrice della farmacia, la dottoressa Claudia Fruttero, che dopo aver preso servizio nel 2018 notò un forte incremento di spesa nelle forniture di materiali in particolare per la chirurgia plastica e l’ortopedia. Insieme al dottor Giuseppe Coletta, responsabile del blocco operatorio, risalirono all’origine del materiale pagato e mai utilizzato. “Con la propria password Iannicelli era entrato in questo documento digitale modificando la quantità di materiale utilizzato dai chirurghi”, aveva spiegato la dottoressa Fruttero in udienza. Sia Iannicelli sia Balansino uscirono dal processo con un patteggiamento, il primo concordando due anni di reclusione e restituendo 30.000 euro, la cifra ricevuta per alterare le spese dell’ospedale; per il secondo, un anno di reclusione. Dai riscontri effettuati dalla Guardia di Finanza che aveva condotto le indagini per il periodo compreso tra il 2014 e il 2019, risultava che la Sanitor rivendeva all’ospedale Santa Croce in numeri moltiplicati la merce acquistata dalle ditte produttrici. E così a fronte dell’acquisto di 16 protesi dalla ditta produttrice, la Sanitor ne fatturava 274 all’ospedale, e lo stesso per un certo tipo di fili da sutura che da 108 pezzi erano diventati 2.856. Tra le fatture anche quelle per un certo tipo di filo da sutura ascritto alla sala operatoria di chirurgia plastica, che non era mai stato utilizzato perché non adatto a quel tipo di interventi. Il tutto fino a raggiungere la consistente cifra di 855.000 euro di cui soltanto il 10-20% era stato effettivamente consegnato. Soldi di cui la Guardia di Finanza ha trovato traccia nel conto di Martinelli da dove, nel periodo compreso fra il 2014 e il 2019, erano stati fatti prelievi quotidiani di cifre comprese tra i 1.500 e i 3.000 euro per un totale di un milione e mezzo. Vittima dello stesso meccanismo anche la Città della Salute di Torino, dove in particolare per il reparto di ginecologia del Sant’Anna erano state emesse fatture per circa un milione di euro.

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