Uccise l’ex moglie malata, ma l’anziano era capace di intendere e volere
23 settembre 2025
Cuneo
Ernesto Bellino, il 75enne operaio in pensione non era incapace di intendere e volere quando il 28 giugno del 2024 soffocò la ex moglie Maria Orlando malata di alzheimer, da cui era separato legalmente da molti anni ma con la quale continuava a convivere. La vittima era assistita giorno e notte da due assistenti che si alternavano; quella mattina di giugno, nel cambio tra un’assistente e l’altra, mentre i due erano soli in casa, Bellino soffocò la ex moglie e poi chiamò le forze dell’ordine dichiarando ai militari che entrarono in casa, che “non ce la faceva più”. La perizia psichiatrica era stata chiesta dall’avvocato Fabrizio Di Vito, difensore dell’imputato, sulla scorta di una recente perizia di parte che aveva giudicato compromessa la capacità di intendere e volere dell’uomo che in passato era stato in cura per disturbi mentali; richiesta accolta dai giudici della Corte d’Assise presieduta dal dottoressa Elisabetta Meinardi con a latere il dottor Marco Toscano e i giudici popolari, e perizia affidata allo psichiatra Alessandro Vallarino che nella sua relazione aveva fatto la sintesi della documentazione medica relativa all’uomo, stilata dai medici del centro di igiene mentale ed esaminando lui stesso l’ex operaio nel frattempo posto agli arresti domiciliari presso una casa di riposo. Il perito ha riscontrato una sindrome depressiva cronica di natura nevrotico reattiva non di tipo melanconico o psicotico ma “associata alla sindrome istrionico narcisistica che non aveva influenzato la sua capacità di intendere e di rendersi conto dell’atto che si sta compiendo”. Stessa conclusione a cui era giunta anche la psichiatra Patrizia De Rossa incaricata dal pubblico ministero Francesco Lucadello, secondo la quale l’uomo nonostante fosse supportato nell’assistenza alla ex moglie, si sentiva frustrato nella sua velata richiesta di non occuparsi della donna; una situazione che che può portare ad “una condotta di rabbia aggressiva che è degli istrionici-narcisisti quando si sentono frustrati di fronte agli altri nelle proprie richieste”. Anche secondo la consultente dell’accusa tutto questo non aveva comunque influito sulla sua capacità di intendere e volere. Il processo, in cui si è costituito come parte civile il figlio dell’uomo rappresentato dall’avvocato Enrico Gaveglio, è stato rinviato al 5 novembre con la deposizione dei primi testi dell’accusa.