cuneo
Sanità pubblica patrimonio da difendere
13 marzo 2025
Cuneo
Cuneo - Il 1° gennaio 2025 ha lasciato l’incarico di direttore della Struttura Complessa di Recupero e Riabilitazione funzionale dopo 32 anni di attività professionale prestata tra le mura dell’ospedale Santa Croce di Cuneo e dopo 43 anni e mezzo di lavoro complessivi. Adesso, continua ad esercitare la professione medica in regime privato, a seguire squadre di pallavolo in qualità sia di allenatore sia di fisiatra e ad insegnare nel corso di laurea di Scienze Motorie dell’Università di Torino, sede di Cuneo, dove è titolare della cattedra di “Basi del movimento” e “Chinesiologia funzionale”.
Classe 1959, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo torinese e specializzato in Fisiatria, Riccardo Schiffer è entrato nel nosocomio cuneese come assistente medico fisiatra il 1° dicembre 1992. “Sono un ‘sancrocino’ - dichiara -: il Santa Croce mi ha formato come medico in tutto e per tutto. Ho avuto la fortuna di avere come maestri il prof. Buffa, il dr. Perotti, il dr. Panzone e il mio primo primario, il dr. Antonio Bottero: nei primi tre anni di attività lo assistevo durante le visite, ascoltando con attenzione tutto quanto egli diceva, poi andavo a casa e studiavo… Un tempo era così: c’era una formazione sul campo che adesso è venuta meno”.
Per quale motivo?
I giovani oggi arrivano in ospedale e subito devono lavorare negli ambulatori ed effettuare le visite nei reparti. Questo a causa della drastica riduzione del personale operata negli anni. Quando io ho iniziato, l’ospedale Santa Croce e Carle aveva due Ortopedie, uomini e donne; due Chirurgie, uomini e donne; la Ginecologia con due reparti; la Pneumologia con tre, al Carle; le Malattie Infettive a San Rocco Castagnaretta, con un padiglione da 75 posti letto; poi c’erano i letti di Oncologia, Radioterapia, ecc. Purtroppo nel tempo c’è stato un taglio dei posti letto e, di conseguenza, del personale medico ed infermieristico.
Questa contrazione ha riguardato anche il suo reparto?
All’inizio i fisiatri erano due: io e il dr. Bottero, affiancati dai fisioterapisti, che ad un certo punto sono arrivati ad essere 18. Poi siamo passati a quattro medici, mentre il numero dei fisioterapisti ha iniziato a scendere, perché non si facevano più concorsi. In seguito sono diminuiti anche i medici: da quattro a tre, poi due soltanto, pur essendo diventato, nel frattempo, il Santa Croce, da ente di rilievo nazionale, un ospedale di alta specializzazione con nuove specialità come la Chirurgia Toracica, la Cardiochirurgia, la Terapia Intensiva Neonatale, la Stroke Unit, la Terapia Intensiva neurochirurgica, quella cardiovascolare, ecc. In tale contesto era, ed è tutt’oggi richiesto, a noi fisiatri di possedere una conoscenza clinica a 360° che va dalla patologia ortopedica a quella neurologica, da quella neonatale a quella pediatrica, endocrinologica, alle patologie della Medicina Interna. Non per niente il Santa Croce è diventato un ospedale di insegnamento, perché i suoi medici ed i suoi terapisti (fisioterapisti, logopedisti e terapisti occupazionali) hanno una conoscenza clinica che altri operatori, in nosocomi non di alta specialità, non possono vantare.
Oggi quanti professionisti conta il suo ex reparto?
Adesso sono rimasti 2 medici, 12 fisioterapisti e soltanto 3 logopedisti, mentre i logopedisti dovrebbero essere 8, i fisioterapisti 24 ed i medici in pianta organica 7. Durante l’epoca Covid, per due anni io sono stato l’unico fisiatra in forza Santa Croce, poi sono stati indetti due concorsi per medici, che hanno richiamato molti candidati perché il nostro ospedale sulla piazza è appetibile. Dopo varie peripezie, è stato assunto un altro fisiatra e, a seguire, un medico specializzando che, al termine del suo percorso, è stato contrattualmente stabilizzato. Ma dal personale medico a quello infermieristico e agli oss, il problema della sanità oggi sono i tagli. La Fisioterapia del Santa Croce di Cuneo, come molti altri reparti, è un punto di riferimento, perché possiede un bagaglio di conoscenze mediche, cliniche e tecniche importantissimo, che rischia di andare perduto. Ho lasciato un servizio nel quale, non solo si svolge l’attività riabilitativa, ma che dispone anche di un laboratorio di analisi del movimento, che è unico in Piemonte ed è fra i pochissimi esistenti in Italia, di un ambulatorio di neuromodulazione o “pens” per il dolore cronico e di quello per le onde d’urto.
Qual è, dunque, la sua speranza dopo il pensionamento?
Che questo patrimonio non sia smantellato, ma difeso! Le risorse, se ci sono, vanno investite nell’assunzione di personale. Oggi la clinica si sta impoverendo sempre più, incalzata dall’iperspecializzazione, ma questo impone, a maggior ragione, che tutti gli operatori siano al loro posto. Il post Covid ci ha restituito una popolazione generalmente multimorbida, fragile, complessa e avanti con l’età, che spesso necessita di ricovero in ospedale. Qui (così come, spesso, all’atto della dimissione) il paziente ha bisogno di assistenza infermieristica, ma gli infermieri mancano. Il malato resta così allettato a lungo e quando viene rimesso in piedi, deve subentrare il fisioterapista con la cosiddetta “riattivazione motoria”, un tempo non di sua competenza. Non avere il personale significa anche questo: trasferire ad altri delle mansioni non loro e questo va a scapito di tutti. Senza contare, poi, che i medici oggi devono occuparsi anche dei trasferimenti dei pazienti in altre strutture, spesso non disponibili, e che il rapporto con il malato e con i suoi familiari è diventato nel tempo sempre più complesso. Si crea così una mole di super lavoro che mette a dura prova l’operatore e che viene smaltita soltanto con spirito di abnegazione, con il sentirsi parte di una comunità e, soprattutto, avendo alle spalle molta conoscenza clinica. Questo oggi lo sta vivendo tutto il Santa Croce che, lo ribadisco, è un ospedale che fa diagnosi e cura molto bene, ma manca il personale! La situazione può migliorare soltanto trasferendo questo prezioso bagaglio di conoscenze e di competenze a nuovi operatori: ci vorrà del tempo, ma bisogna formare le nuove leve e, poi, fare rete anche all’esterno. I fisioterapisti, ad esempio, sul territorio sono pochi: il futuro sarà creare una rete nella quale inserire anche altre figure, adeguatamente formate, come i laureati in Scienze Motorie.
Ho lasciato, comunque, il mio posto con serenità perché so che, nonostante tutto - e forse è lì che sta il problema -, al Santa Croce si funziona lo stesso, ma in altre realtà non è più così…