Colpisce nel nuovo romanzo di Marita Rosa una costante nascosta tra le righe: il desiderio di far dialogare due mondi che sembrano agli antipodi l’uno dell’altro. Un tentativo che diventa presto esigenza, perché appare chiaro che è l’unica strada per non perdersi nell’esistenza.
C’è un mondo fuori: mondo gramo, duro, insensibile. Si manifesta fin dalla prima pagina in quel silenzio che penetra nelle orecchie di Francesca, lacerato subito dopo dal suo urlo di disperazione. Ritorna poi con volti diversi: i lutti, le guerre prive di senso, le delusioni. Quasi non lascia spazio ad altra strada se non lo sconforto.
C’è poi un mondo custodito nel cuore, vissuto da nonna Irma, da Francesca, da Carla, da Liliana e da tanti altri personaggi sempre colti sul filo di una narrazione che intreccia fantasia e realtà, esperienze vissute in prima persona e altre costruite dall’autrice. È un mondo dove alberga il sentimento umano e in ogni momento trova il modo di manifestarsi nello sguardo, nelle parole, nei rapporti sinceri tra le persone.
A far dialogare questi due mondi ci pensa la sensibilità e la saggezza di alcuni personaggi che in poche frasi riescono a distillare l’essenza della vita e incuneare la speranza laddove ha casa quel dolore che, per esempio, viene invece riletto come “sfida per il futuro”. Alla miseria che “bussa alla porta” si risponde con la condivisione perché “chi non sa offrire non sa vivere”. In quest’ ottica le “ferite diventano feritoie”.
Ci vuole però, sembra dire l’autrice, qualcuno che faccia da mediatore in questo cammino faticoso, perché quando si è sprofondati nel dolore come Francesca davanti alla morte incomprensibile della madre, come Carla con gli occhi pieni dei morti nelle guerre, è difficile guardare oltre.
Non è un caso che siano persone spesso anziane a saper distillare questo sguardo più limpido. È Irma a guidare Francesca, ormai giovane, nel rileggere il suo dolore di bambina: un passo che ha dello sconvolgente allorché svela fatti ignorati, ma soprattutto richiede di incamminarsi nel lungo percorso del perdono perché “la vita è troppo breve per trascorrerla coltivando risentimenti”, le spiega la nonna.
Per questo ha ragione l’autrice quando sostiene che è la passione per la vita a segnare tutta la vicenda narrata. Una passione che non lascia fuori nessuno, che spinge a “osare scelte nuove”, persino ad affermare la propria dignità di donne quando si riflette nel romanzo letto dalla nonna e, in ultimo, a guardare in faccia l’amore, perché “quando si è profondamente amati non c’è l’oscurità”
Mi ha svegliata il silenzio
di Marita Rosa
Editrice Primalpe
euro 16




