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Nuovo ospedale di Cuneo, finanziamento Inail o privato?

26 agosto 2022

Cuneo

Cuneo - Sul futuro del nuovo ospedale di Cuneo, dopo la notizia della presentazione del progetto da parte della società privata Inc della famiglia narzolese Dogliani, sono sorti ancora più interrogativi di prima e dubbi sui tempi e sulla reale volontà “politica” di realizzarlo. E sono in molti ora a dubitare anche sulla funzione e sul mantenimento pubblico della sanità. Ad esprimersi sono sindacati, personale, amministratori, la Fondazione Ospedale di  Cuneo onlus, e singoli cittadini che chiedono che i servizi pubblici restino pubblici e che l’eccellenza sanitaria cuneese torni ad essere quella di prima. “A noi interessa - spiega il sindaco di Cuneo, Patrizia Manassero che in agosto ha incontrato l’assessore alla sanità della Regione Luigi Genesio Icardi proprio sulla proposta di PPP, partenariato pubblico-privato - che l’ospedale pubblico venga realizzato e venga fatto al meglio e prima possibile. L’assessore Icardi mi ha detto che la Regione aveva passato alla direzione dell’Ospedale Santa Croce e Carle il progetto dopo aver già acquisito un parere di massima positivo dall’Ires. Ora spetta all’ospedale fare le sue valutazioni, ovviamente secondo le regole che governano i partenariati tra pubblico e privato ovvero comparando lo studio che aveva già con questa proposta”. Una comparazione che deve essere fatta su costi e benefici che però non è facile e che avrà necessità di uno studio approfondito da parte di esperti che l’ospedale di Cuneo non ha e a cui, probabilmente attraverso una manifestazione di interesse pubblica, dovrà procurarsi. Esperti che possano fare la comparazione tra la proposta privata e il finanziamento Inail. Resta da chiarire se ci siano realmente strade alternative. Alla costruzione dell’ospedale di Cuneo com PPP, ora si è accodata anche quella di Alessandria, altra struttura su cui la Regione di Icardi e Cirio aveva garantito i fondi Inail. “Sempre che l’Inail abbia tutti questi fondi da occupare solo ed esclusivamente su tutta la sanità piemontese” ribattono dai banchi dell’opposizione. Icardi continua a garantire che i fondi Inail ci sono come già indicato nel Dpcm del 29 marzo 2021 anche se sono soldi difficili da usare secondo la sua stessa ammissione: “L’Inail - ha detto l’assessore - deve rivedere lo strumento finanziario, che attualmente risulta di non facile utilizzo”. In realtà l’Inail non ha stanziato fondi, ma ha messo a disposizione soldi da attingere ma non li ha assegnati: qualcosa come 2 miliardi e 171 milioni per il fabbisogno di nuovi ospedali. Ma sono fondi che hanno bisogno di un progetto esecutivo per essere utilizzati. Il problema è che una Regione, come il Piemonte, al limite con i conti sanitari, bocciati anche dalla Corte dei Conti, non ha i soldi per anticipare i costi, diverse decine di milioni per la progettazione, né di Cuneo né di Alessandria. “Icardi - continua la Manassero - ha garantito che i fondi Inail ci sono. Ora resta da capire come eventualmente accedervi se il complicato studio comparato dirà che è meglio la strada Inail del privato”. Sulla questione non ci sono risposte ancora chiare, come neppure sull’inter progettuale e sui costi. Tanto che il consigliere comunale di Cuneo per i Beni Comuni ed ex primario del Santa Croce, Ugo Sturlese, con un’interpellanza chiede alla sindaca Patrizia Manassero di richiedere un’ufficiale “sospensione di ogni parere da parte dell’Aso”. E sono i numeri a ballare. Dai 310 milioni dell’annunciato fondo Inail, i costi per il nuovo ospedale sarebbero lievitati a 420 milioni. Le motivazioni presentate: l’aumento dei costi dei materiali ma anche una presunta crescita dei posti letto, cento posti in più rispetto a quanto previsto nello studio di analisi delle necessità. E poi ci sarebbero i costi del previsto contratto con il privato che paga progetti e opera, che rimane pubblica, ma intanto tramite la convenzione si garantisce anche la gestione dell’immobile, le manutenzioni, una parte importante di servizi accessori dall’energia alle utenze, dai trasporti ai parcheggi, dalle pulizie alle mense. Si parla di un contratto di almeno 20 anni per un costo annuo intorno ai 50 milioni, comprensivo del canone annuale e del costo dei servizi di supporto gestiti dal privato, che non sarebbero più  carico della sanità pubblica. Una cifra di un miliardo in vent’anni. 
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