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Lunedì 22 ottobre 2018

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Visto con voi: “OCD Love” di Sharon Eyal

Dopo aver stupito Parigi coreografando la sfilata di Dior, l’artista israeliana conquista anche il festival “Torinodanza”

Gli appassionati sanno che l’unica rivale di Berlino in quanto a club dedicati all’elettronica e alla techno è Tel Aviv. Locali come The Block o Haoman 17 sono celeberrimi per chi ama quei suoni, ritrovabili anche in tanti festival all’aperto israeliani (come il Neverland in Alta Galilea) e persino a Gerusalemme (al Bass Club, ad esempio, o nei numerosi “street party” estivi).
Questo speciale background sonoro ha contribuito a creare l’asse musicale e l’ispirazione ambientale di “OCD Love”, andato in scena purtroppo solo il 29 settembre alle Fonderie Limone di Moncalieri per “TorinoDanza”. A realizzarlo la L-E-V Dance Companydi Sharon Eyal, la coreografa che qualche giorno prima aveva curato lo spettacolare défilé danzante di Dior alla “Fashion Week Paris”.
Reinterpretando a suo modo il metodo Gaga di Ohad Naharin (nella cui Batsheva è stata 18 anni), Eyal riesce in soli 55’, senza scenografie, costumi neri essenziali, luci quasi sempre fisse, a creare un crescendo formidabile di emozioni e sensazioni. Ispirandosi al celebre poema slam “OCD” dell’americano Neil Hilborn (che racconta in versi il “disturbo ossessivo-compulsivo” di cui soffre), l’artista nata a Gerusalemme costruisce con 5 strepitosi ballerini un lavoro ipnotico, spigoloso, teso e aspramente fisico, mostrando ossessioni, rituali e dinamiche di relazioni amorose decisamente tormentate.

Da segnalare Rebecca Hytting, autrice dell’impressionante assolo iniziale, e la colonna sonora in bilico tra toni nevrotici e aperture quasi classiche, suonata dal vivo dal producer/dj Ori Lichtik, pilastro della scena techno israeliana. Impossibile, ascoltando i suoi paesaggi sonori e ritmici, non muovere i piedi e/o la testa, nonostante il dolore di cui gronda questo splendido spettacolo.
“Love Chapter 2”, dedicato invece a ciò che succede dopo la fine di un amore, è stata proposto il giorno dopo, sempre a Moncalieri. Ovviamente un altro “tutto esaurito”.

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