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Venerdì 19 ottobre 2018

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Visto con voi: un triplo Mozart al Regio

L’ultima stagione firmata Vergnano si conclude con “Le nozze di Figaro”, “Don Giovanni” e “Così fan tutte”. Si riapre il 12 ottobre con “Il trovatore”

Quando Lorenzo da Ponte iniziò a collaborare come librettista con Mozart capì che non si trovava di fronte ad un musicista qualsiasi. «Io concepii facilmente che la immensità del suo genio», spiega il poeta di Vittorio Veneto nelle sue bellissime “Memorie”, «domandava un soggetto esteso, multiforme, sublime. Conversando un giorno con lui su questa materia, mi chiese se potrei facilmente ridurre a dramma la commedia di Beaumarchais, intitolata “Le nozze di Figaro”. Mi piacque assai la proposizione e gliela promisi».

Ci furono ostacoli da superare a dire il vero, perché la pièce francese era stata proibita dall’Imperatore austriaco per i suoi contenuti implicitamente politici, ma alla fine il 1° maggio 1786 l’opera che ne fu tratta andò comunque in scena al Burgtheater di Vienna. Erano nati non solo un capolavoro assoluto della storia della musica (grazie all’incontro perfetto tra i versi bellissimi di da Ponte e le note del Salisburghese) ma anche un sodalizio tra i due che ha del miracoloso, dato che diede origine anche a “Don Giovanni”(1787) e a “Così fan tutte”(1790).

Le opere che formano questa sublime “trilogia” non cessano mai di essere messe in scena. Anzi, ultimamente si ha l’impressione che godano di una fortuna ancora maggiore che negli anni passati. Succede molto raramente, però, di poterle vedere insieme, in tre serate consecutive, in una sorta di “full immersion” mozartiana. E’ stato questo, invece, il regalo che ha fatto il Teatro Regio di Torinoagli appassionati come conclusione della stagione 2017-2018, l’ultima gestita dal sovrintendente Walter Vergnano. Dal 26 giugno all’8 luglio i tre capolavori si sono avvicendati sul palcoscenico di piazza Castello. Certo, non era obbligatorio vederli tutti e tre, né comunque in sere consecutive, ma chi invece lo ha fatto (come chi scrive, che ha seguito le prove generali il 21, il 22 e il 23 giugno) ha scoperto che una dose così massiccia di bellezza aveva il potere di creare nello spettatore una sorta di piccola “sindrome di Stendhal”.

Le produzioni non erano ovviamente nuove ma il loro riallestimento è stato particolarmente riuscito: “Le nozze di Figaro” era nella versione diretta da Elena Barbalich nel 2015, quella di “Don Giovanni”, con la regia di Michele Placido, risaliva al 2005, mentre quella di “Così fan tutte”, firmata dal compianto Ettore Scola, aveva debuttato a Torino nel 2003.

Tutte e tre caratterizzate da scene e costumi sontuosi e prive di interpretazioni registiche molto innovative, presentavano cast particolarmente azzeccati e direttori d’orchestra capaci: Speranza Scappucci, Daniele Rustioni e – per la prima volta a Torino – lo svizzero Diego Fasolis 

Forse il risultato migliore è stato, però, raggiunto complessivamente da “Le nozze di Figaro”, caratterizzate da interpretazioni notevolissime (la Susanna della bravissima Maria Grazia Schiavo, il Figaro di Paolo Bordogna, la Contessa di Serena Farnocchia e il Conte di Simone Alberghini) e soprattutto da un ritmo e un’energia dovuta in grande misura alla direzione viscerale, appassionata e quasi fisica della Scappucci. Il secondo atto, in particolare, mozzava letteralmente il fiato tanto era riuscito.

Da segnalare nel “Don Giovanni”, invece, il Leporello di Mirco Palazzi, la Donna Elvira di Carmela Remigio e il protagonista, interpretato da Carlos Álvarez. Nella generale del 21, il ruolo di Donna Anna era assegnato anziché a Erika Grimaldi, malata, ancora a Maria Grazia Schiavo che, a sorpresa, ha offerto una performance stupefacente, applauditissima.

Del “Così fan tutte” si devono ricordare, invece, gli interpreti di tutte e sei i protagonisti: Federica De Lombardi (la travagliata Fiordiligi), Annalisa Stroppa (la più solare Dorabella), Andrè Schuen (Guglielmo), Francesco Marsiglia (Ferrando), Lucia Cirillo (un’effervescente Despina) e Roberto de Candia nel ruolo di don Alfonso, autore dell’esperimento sociologico dagli effetti devastanti che è al centro di quello che troppi giudicano solo un “dramma giocoso”.

Come già saprete, l’avvicendamento alla sovrintendenza del Regio è stata recentemente oggetto di discussioni e polemiche, anche per le tempestose dimissioni del direttore musicale, il celebre Gianandrea Noseda. A Vergnano è subentrato William Graziosi, che ha rivoluzionato subito la stagione 2018-2019, cancellando appuntamenti già preannunciati, come l’inaugurazione con il raro “Siberia” di Umberto Giordano, la messinscena attesissima del “Wozzeck” di Alban Berg e la continuazione del bellissimo “Progetto Opera Barocca”, che in 4 anni aveva presentato gemme da troppi dimenticate di Händel, Purcell, Vivaldi e qualche mese fa – come ricorderete – Monteverdi (“Orfeo”).

In compenso, il nuovo calendario sarà particolarmente apprezzato da un pubblico dai gusti più tradizionali: si inizierà il 10 ottobre con “Il trovatore”per poi continuare con “L’elisir d’amore” (dal 13 novembre), “La traviata” (dal 14 dicembre), “Madama Butterfly” (dal 10 gennaio), “Rigoletto” (dal 6 febbraio), “Agnese” di Ferdinando Paër, unico appuntamento un po’ fuori dagli schemi (dal 12 marzo), “La sonnambula” (dal 10 aprile), “L’italiana in Algeri” (dal 22 maggio),  l’abbinamento de “La giara” di Casella  e di “Cavalleria rusticana” (dal 12 giugno) e “Porgy and Bess” di Gershwin (dal 2 luglio).

Per informazioni e biglietti: www.teatroregio.torino.it.

 

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