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Domenica 23 settembre 2018

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Oro e bronzo europeo per Bernard e Martin Dematteis

Grande impresa per i gemelli di Rore nei campionati europei di corsa in montagna disputati a Skopje, in Macedonia

La Guida - Oro e bronzo europeo per Bernard e Martin Dematteis

Skopje – Grande impresa per i gemelli Dematteis e per l’Italia del podismo nella gara Senior della 17a edizione dei campionati europei di corsa in montagna a Skopje, in Macedonia. La squadra azzurra composta da Bernard Dematteis, Cesare Maestri e Martin Dematteis ha infatti monopolizzato il podio, trionfando in una manifestazione che vedeva al via atleti provenienti da 29 nazioni. Il primo posto è andato a Bernard Dematteis, 32enne della val Varaita portacolori della Corrintime, capace di percorre gli 11 km previsti nel tempo di 46’51”, così da guadagnare il terzo titolo europeo individuale in carriera dopo quelli del biennio 2013-2014 ed eguagliare Antonio Molinari, che si era imposto negli anni 1998, 1999 e 2001. Prima medaglia individuale a livello internazionale, invece, per il trentino Cesare Maestri (Atletica Valli Bergamasche Leffe) con il tempo di 47’18”, terzo in rimonta Martin Dematteis (47’47”), ottavo l’altro italiano Francesco Puppi (49’25”). L’Italia, ovviamente, ha conquistato anche il titolo a squadre, precedendo la Gran Bretagna e la Francia.  Mai tra gli uomini si era verificato un tale dominio in gara, gli unici precedenti simili nella categoria Senior si sono verificati nel femminile: nel 1998 le azzurre Rosita Rota Gelpi, Flavia Gaviglio, Pierangela Baronchelli e Maria Grazia Roberti si piazzarono ai primi quattro posti della classifica e nel 1995 tre atlete svizzere riempirono il podio.

“Non ci credo ancora. – commenta raggiante Bernard Dematteis sul sito della Fidal – Ci siamo allenati bene, con testa e costanza. Siamo arrivati qui tutti in grande condizione, ma poi bisogna dimostrarlo in gara e sono davvero felice di essere riuscito a gestirla al meglio. Questo risultato lo abbiamo voluto con tutte le nostre forze. All’inizio del secondo e ultimo giro, mi sono detto che ci dovevo provare e ho spinto con tutto quello che avevo dentro di me. In un tratto pianeggiante ho visto che Cesare Maestri non era tanto distante, una ventina di secondi più dietro, e ho capito che bisognava correre fino alla fine se non volevo perdere. Poi verso l’arrivo ho preso la bandiera in mano, è stata un’emozione incredibile tagliare il traguardo. Ho aspettato Cesare e ci siamo dati il “cinque, però non sapevo che Martin stava lottando per il terzo posto e quando da lontano ho visto che è spuntato lui, la felicità è diventata ancora più grande, se possibile. Ci siamo ritrovati in tre davanti a tutti, un momento indescrivibile. Questo risultato è il frutto del lavoro di chi ha creduto in noi, come nel recente raduno federale, per far crescere il movimento. Tripletta di squadra e anche il tris di ori per me. Potevano essere quattro, è vero, ma due anni fa ad Arco ho voluto arrivare insieme a mio fratello Martin con lui davanti, per me doveva essere così e quello vale come un oro. Oggi è un bel sogno che si avvera e non è stato facile, non c’era niente di scontato. Ma se si lavora tutti insieme, allora i sogni si possono avverare. Noi ne abbiamo uno ancora più grande, l’ingresso nel programma olimpico. La dedica è per due persone: la mia fidanzata Samantha Galassi, che era qui in gara e mi è sempre vicina anche nei momenti in cui non è facile esserlo, e per Xavier Chevrier che l’anno scorso aveva vinto il titolo e oggi non ha potuto difenderlo perché infortunato. Abbiamo corso con lui nel cuore, ci è mancato tanto, ma sappiamo che tornerà nella nostra grande famiglia del mountain running”.

“Salire sul podio in questo modo è ancora più bello, insieme agli altri azzurri – le parole di Martin Dematteis – e poi ero quarto fino a poche centinaia di metri dall’arrivo. Non me l’aspettavo di giocarmela fino alla fine, dopo essere stato a lungo tra la quinta e la sesta posizione. Ma nell’ultima discesa mi hanno detto che il turco Ferhat Bozkurt era sempre più vicino e sembrava stanco. Allora mi sono scatenato, come se avessi visto la preda da catturare, e ho cambiato marcia per un finale “a bomba”. Forse è per questo – scherza – che mi chiamano il “keniano bianco”. Sono stati gli ultimi 300 metri più belli della mia vita. Mi dispiace per l’avversario, mi rendo conto di come si sia sentito dopo il sorpasso. Ma per me è stata una goduria, nello sport è così. Sono contento per mio fratello Bernard, per Cesare che ha fatto una gara pazzesca, e per Puppi, molto bravo anche lui. E perché nelle edizioni degli Europei che ho disputato negli anni pari, con percorso di salita e discesa, sono sempre andato sul podio individuale, per quattro volte. Mi piace credere di essere una garanzia in questo senso. Il pensiero va ovviamente al nostro compagno di squadra per eccellenza Xavier Chevrier, assente anche se preselezionato come campione in carica, e alla mia ragazza Giulia, che non era qui oggi ma mi dà sempre una forza bestiale. Siamo un bel gruppo e lottiamo anche perché questo movimento possa diventare a cinque cerchi, non tanto per noi stessi ma per il futuro. Magari chissà, i nostri figli potranno essere un giorno alle Olimpiadi”.

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