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Lunedì 21 maggio 2018

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Visto con voi: Preljocaj al Regio

La Guida - Visto con voi: Preljocaj al Regio

Nato nel 1987, il Festival Torinodanza porta nei mesi autunnali nel capoluogo piemontese e nei suoi immediati dintorni (Moncalieri, Collegno) nomi e formazioni prestigiose della danza italiana ed internazionale. L’edizione di quest’anno – l’ultima del direttore artistico Gigi Cristoforetti – è stata inaugurata il 12 e il 13 settembre nella sede prestigiosa del Teatro Regio di Torino con un capolavoro della danza contemporanea, il “Roméo et Juliette” di Angelin Preljocaj. Un’opera che nacque proprio mentre cadeva in pezzi quel mondo comunista da cui provenivano sia il coreografo (figlio di dissidenti albanesi esuli in Francia) sia il fumettista Enki Bilal che ne firmò le visionarie scenografie e i costumi,  nato a Belgrado da un padre bosniaco e da una madre slovacca: il suo debutto fu infatti a Lione nel novembre 1990 e, oltre a dimostrare la bravura di Peljocaj che da quel momento ebbe una carriera in continua crescita, apparve come una straordinaria resa artistica dello “spirito del tempo”.  La storia di Shakespeare e le musiche del balletto di Prokofev, inserite in una colonna sonora ricca di interventi elettronici e rumori vari, frastuono di elicotteri militari compresi, offrivano lo spunto all’artista allora appena 33enne per raccontare una storia di oppressori e di oppressi e mostrare un mondo in bilico tra una distopia un po’ Orwell un po’ “Metropolis” ed un regime totalitario molto realistico. Se Giulietta è di fatto la figlia di un dittatore la cui polizia controlla il Paese, Romeo è uno dei tanti emarginati che cerca di sopravvivere a questo incubo socio-politico. Gli sgherri dei Capuleti sono talmente feroci e gelidi da sembrare (o essere?) dei robot vigilantes, mentre i membri del clan dei Montecchi appaiono come senzatetto scarmigliati e irriverenti, leggeri nei movimenti ma implacabili quando necessario.Di fronte ad un grande muro sormontato da torrette e camminamenti in cui si muovono le guardie e un vero pastore tedesco, il racconto shakespeariano prende queste pieghe drammaticamente attuali nel 1990 come nel 2017, anche se oggi l’attenzione non è più rivolta ai Balcani ma si è spostata verso la Siria, lo Yemen, la Birmania o la Libia. E’ quindi comprensibile e encomiabile la ripresa di questo lavoro da parte della compagnia di Preljocaj: lo spettacolo è forte, bello, comunicativo, apprezzabile sia dai cultori della danza contemporanea sia da quelli del balletto classico e, soprattutto, niente affatto invecchiato grazie anche ai 28 strepitosi ballerini presentatisi al Regio.Se è impossibile nominarli tutti, non si può non ricordare i protagonisti, eccezionali sia nelle scene amorose sia nello struggente finale (in particolare nell’indimenticabile momento in cui Romeo scuote con violenza il corpo inerte di Giulietta che crede morta): il bretone Jean-Charles Jousnic e la giapponese Yurié Tsugawa.Sono molti i prossimi appuntamenti di Torinodanza di qua al 1° dicembre. Il modo più comodo per farsi un’idea e decidere quali spettacoli oppure no è ovviamente il sito Internet del festival www.torinodanzafestival.it, da cui è possibile anche acquistare biglietti singoli o abbonamenti a più spettacoli.Non si può, però, non segnalare alcune date. Ad esempio, quelle del 29 e del 30 settembre, quando – alle Fonderie Limone di Moncalieri – arriveranno gli olandesi Introdans che presentano un programma che è frutto della loro carriera ormai quarantennale: quattro pezzi di altrettanti famosissimi coreografi, ovvero Hans van Maren, Lucinda Childs, Jiří Kylián e Nacho Duato. Nello stesso luogo – ma il 6 e il 7 ottobre – va in scena “Kalakuta Republik”, l’omaggio alla figura e alla musica di Fela Kuti da parte di uno dei più importanti coreografi africani, Serge Aimé Coulibaly, nato nel Burkina Faso.E’ difficile, poi, decidere di perdersi la serata dell’Aterballetto del 19 ottobre (sempre a Moncalieri), in cui la compagnia di Reggio Emilia presenta un lavoro del coreografo israeliano Hofesh Shechter e un altro creato invece da un’ex danzatrice di Pina Bausch, Cristiana Morganti. Oppure quella dedicata al gruppo francese Le Main de l’Homme diretto da Clément Dazin che in “Humanoptère” mescola danza e circo (ancora Fonderie Limone, il 21 e il 22 ottobre).Il 26 ottobre, alla Lavanderia a Vapore di Collegno, danza e musica elettronica dal vivo si incontrano in “To Be Banned From Rome” di Annamaria Ajmone e di Alberto Ricca (in arte Bienoise), mentre nei tre giorni successivi si torna a Moncalieri per “Nouvelles Pièces Courtes” della Compagnie OCA di uno dei nomi più eclettici della danza francese, Philippe Decouflé, che gli appassionati di musica pop conoscono per le coreografie di due video storici (“True Faith” dei New Order e “She Drives Me Crazy” dei Fine Young Cannibals).Il 7 e l’8 novembre a Collegno arriva “Bach”, il lavoro della coreografa spagnola María Muñoz sul “Clavicembalo ben temperato” (in versione Glenn Gould) del musicista tedesco, seguito (il 10 e l’11 novembre, a Moncalieri) da due coreografie del Ballet National de Marseille e dei loro apprezzatissimi direttori artistici, il pugliese Emio Greco e l’olandese Pieter C. Sholten, e da “Offline” (24-25 novembre, Moncalieri), frutto della collaborazione tra MM Contemporary Dance Company, Africa Unite e Architorti.Come conclusione del festival, infine, il 1° dicembre, si torna al Teatro Regio per lo spettacolo dei tedeschi della compagnia Gauthier Dance di Stoccarda, che nel giro di pochi anni è diventata nota internazionalmente con lavori e collaborazioni di livello altissimo. I tre pezzi presentata dalla formazione (guidata dal ballerino, coreografo e musicista canadese Eric Gauthier) sono stati scritti da quattro coreografi israeliani, vere autorità nel mondo della danza contemporanea: ancora Hofesh Shechter e poi Sharon Eyal, Gai Behar e Ohad Naharin.Già preoccupati per tutto quello che non riuscirete a vedere?

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