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Domenica 22 luglio 2018

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La passione per il volo libero in deltaplano

La Guida - La passione per il volo libero in deltaplano

Vignolo – Il sogno di Icaro è realtà per la famiglia Angelini di Vignolo, appassionata di volo libero. Il più assiduo è Davide, 58 anni, operaio alla Stella Spa, che nel tempo libero si diletta a librarsi con il deltaplano. Ha iniziato nel ’78 ed è a quota 1.783 voli, di cui circa 500 da Monte Croce in valle Stura, da cui plana su Piano Quinto. Narra l’originale storia della nascita di questa passione: “Fu mio padre Mario, classe 1931, ex paracadutista degli Alpini, a coinvolgerci. A fine ’74, guardando in tv una gara di sci disputata a Courmayeur, notò un oggetto nel cielo. La settimana successiva andò in loco a chiedere informazioni di quel punto volante che aveva osservato in diretta. Gli confermarono che si trattava di un deltaplano, mezzo allora agli albori, fino a pochi anni prima utilizzato solo con sci nautici e traino di un motoscafo. Ne ordinò immediatamente un prototipo, che a inizio ’75 giunse a casa nostra.Quell’oggetto misteriosoAssemblarlo fu un’impresa, per non parlare dell’apprenderne il funzionamento, da autodidatta. Dopo ripetuti tentativi di lancio dal santuario della Madonna degli Alpini a Cervasca, un bel dì, forse complice il vento favorevole, quel trabiccolo volò, con grande meraviglia nostra e del papà, precursore di questo sport nel cuneese. In estate, il sabato e la domenica si formava una lunga coda di auto in sosta per osservare l’oggetto volante. Alle feste di paese eravamo richiestissimi e l’attrazione richiamava gente. Nel ’77 a Piano Quinto, per San Gioachino, si superarono i 5.000 spettatori con il naso all’insù, in attesa dell’atterraggio.Quanto si diffuse questo sport nella nostra zona?In pochi anni divenne popolare e man mano diminuì lo stupore per il fenomeno. Nel ’78 mio padre fu uno dei fondatori del Delta Club cuneese, che oggi ha un’ottantina di iscritti. Ex paracadutisti dell’esercito, ma anche neofiti si avvicinarono alla novità. Chiot Rosa, San Maurizio, Pian dell’Alpe di Gorrè di Rittana, Liretta e il Monte Malanotte a Prato Nevoso divennero presto i più comuni punti di lancio nei dintorni.Uno sport in via di estinzioneIl deltaplano è ingombrante e impegnativo: ha un’apertura alare di circa 10 metri. È ormai in via di estinzione, sempre più soppiantato dal parapendio, comodo e leggero. Negli anni ’70 erano oltre 200 i produttori mondiali di delta, ora sono rimasti meno di dieci. Il dato è indicativo dell’andamento della domanda sul mercato. Anch’io, progressivamente, mi sono appassionato al parapendio e alterno le due tecniche.Che cosa la affascina del volo?Il senso di libertà ed evasione. Per me è  anche metafora della vita: cercare di volare in alto e non temere le nuvole. Nonostante le difficoltà, vale la pena affrontarla con coraggio, impegnandosi a rimanere su. Per dirla con un motto d’annunziano: et ventis adversis, anche col vento contrario, bisogna impegnarsi a non cadere.È uno sport pericoloso? Non più di altri. Occorre praticarlo con prudenza, rispettando le condizioni meteorologiche, rinunciando quando il vento o fenomeni temporaleschi minacciano la quiete. La perdita del controllo del velivolo può comportare atterraggi azzardati e rischiosi. L’ideale è il periodo dalla primavera all’autunno, nelle giornate terse.C’è un età per volare?Iniziai a 17 anni, mentre mio figlio Daniele sperimentò i primi voli a 12. Mio padre, scomparso lo scorso anno, proseguì oltre i 70, finché le condizioni fisiche glielo permisero”.Per gli aspiranti o i curiosi è possibile approcciare lo sport o provare l’emozione, anche in biposto, con un istruttore della scuola di volo. Per informazioni: 389.6049378 (Gianni Rossato).

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