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Venerdì 20 luglio 2018

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Artissima a Torino

La Guida - Artissima a Torino

Diventata un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati di arte visiva, la fiera internazionale “Artissima” si svolge a Torino dal 1994: l’edizione di quest’anno s’è tenuta dal 4 al 6 novembre all’Oval, presso il complesso di Lingotto Fiere. Chi ci è stato almeno una volta (e se non l’avete mai fatto, non perdete l’appuntamento il prossimo anno: è un consiglio!), sa che la quantità di opere esposte è talmente grande che alla fine della visita ci si scopre piacevolmente tramortiti dall’esperienza. Per fare sedimentare i numerosi stimoli ricevuti e per trarre un bilancio, pur personale, ci vuole del tempo: può essere utile allora riguardare le foto scattate, sfogliare il bel catalogo (dorato) leggendone i testi, visitare i siti Internet degli artisti più intriganti, ricordare le tante conversazioni avute sui lavori esposti o ricordarsi di qualche opera dimenticata grazie al “Virtual Tour” offerto dal sito artissima.it. Per quantificare l’importanza dell’evento, va detto che quest’anno le gallerie presenti nelle varie sezioni (dalle più note raccolte nella “Main section” alle emergenti di “New Entries”) erano 193, provenienti da 34 Paesi diversi; 2500 sono stati i collezionisti giunti all’Oval in cerca di opere da acquistare; 1300 i giornalisti accreditati; 50mila i visitatori. Anche nell’edizione appena svoltasi, poi, vi erano gli imperdibili “Present Future” e “Back To The Future”: il primo raccoglieva mostre personali di giovani artisti scelti da un gruppo di curatori di prestigio coordinato da Luigi Fassi, direttore tra l’altro del Festival di arti visive di Graz; il secondo, nato per “ripensare il passato immediato dell’arte prodotta oggi”, era dedicato invece a 19 artisti che hanno lavorato negli anni ’70 e ’80, individuati in questo caso da un’altra équipe di esperti, guidati da Eva Fabbris. Molto interessante, inoltre, era anche “In Mostra”, un’iniziativa nata per far conoscere la realtà e la ricchezza delle collezioni piemontesi. L’edizione di quest’anno, curata da Simone Menegoi e intitolata “corpo.gesto.postura”, vedeva un percorso tematico creato grazie ad opere provenienti da musei o fondazioni attenti all’arte contemporanea: dal Castello di Rivoli alla Collezione La Gaia di Busca, dalla GAM al Museo Ettore Fico di Torino, dalla Fondazione Pistoletto di Biella alla Fondazione Zegna di Trivero e tanti altri ancora. Sette, ancora, sono stati i premi assegnati, tra cui il Premio Illy per il miglior artista della sezione “Present Future” (l’americana Cécile B. Evans con lo straniante video “What the heart wants “), il Premio Sardi per l’arte rivolto al progettopiù meritevole all’interno della sezione “Back To The Future” (vincitrice è stata la galleria Fabienne Leclerc di Parigi per il suo stand dedicato alle indagini dell’immaterialità compiute ad inizio anni ’70 dall’artista svedese Lars Fredrikson, morto nel 1997), il Premio Fondazione Ettore Fico per un artista emergente particolarmente interessante (il romano Gian Maria Tosatti) e il Premio Owenscorp dedicato ad una galleria presente per la prima volta ad “Artissima” (Cavalo di Rio de Janeiro). Tra l’altro erano brasiliani alcuni degli artisti che sono piaciuti di più a chi scrive: ad esempio, F. Marquespenteado, con la sua installazione colorata e fantasiosa, fatta di oggetti rétro recuperati e assemblati in modo sorprendente e un po’ folk, Túlio Pinto, col suo giocare con equilibri e tensioni usando acciaio, bolle schiacciate di vetro e pietre, oppure Felipe Cohen, con opere tanto essenziali quanto evocative (presentate appunto dalla galleria carioca Cavalo), o Beto Shwafaty con la sua riflessione sui rapporti tra ideologia e potere. L’altro gruppo nazionale particolarmente interessante era quello iraniano: iraniani della diaspora o iraniani dell’Iran, non si possono non segnalare Babak Golkar, Anahita Razmi, Rosha Yaghmai o Avish Khebrehzadeh.Infine, da ricordare (e recuperare almeno su Internet) erano la videoarte acquatica e magica di Alejandro Almanza Pereda, le pietre e i frammenti dell’argentino Mauro Giaconi, il divertente e inquietante letto in movimento del polacco Tomasz Mróz, i quotidiani bolliti di Kirsten Pieroth, le immagini elettroniche dentro a ciotole piene d’acqua del giapponese Ken Matsubara o l’inquietante (e fotografatissimo) bambino terrorista del cinese Li Wei.

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