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Lunedì 15 ottobre 2018

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Quale futuro per la missione oggi

Domenica 23 ottobre la Chiesa celebra la Giornata Missionaria, preceduta, nella nostra diocesi, dalla Veglia di Preghiera in programma venerdì 21 ottobre alle ore 20.45 presso il Santuario Regina Pacis di Fontanelle in Boves. C’è un’evidenza sotto gli occhi di tutti: il calo del numero dei missionari nel mondo. Calo che pone la missione davanti ad una nuova frontiera e una nuova sfida. I dati numerici ci dicono oggi  che i missionari italiani nel mondo, fra sacerdoti, suore e laici consacrati sono circa ottomila. Erano 10 mila solo due anni fa, ma il calo è costante già dagli anni Novanta, quando si toccò il record  di 20 mila presenze di missionari italiani all’estero. La “crisi” riguarda istituti e congregazioni missionarie, ma non meno i “Fidei donum” (preti italiani “prestati” a un’altra diocesi nel mondo per un periodo), che da 1052 nel 1999 sono scesi oggi a 407. Inoltre l’età media dei missionari e delle missionarie italiani  si è innalzata fino all’attuale di 63 anni. Ancora, all’interno di istituti e congregazioni nati in Italia soprattutto a fine 800, il rapporto fra italiani e membri di altri paesi si è invertito: per esempio, oggi su tremila missionari salesiani la maggior parte è di origine asiatica (gli italiani sono 600). Le suore del PIME sono in maggioranza indiane; i religiosi comboniani nel mondo sono 1801 di 44 diverse nazionalità. Capovolgimento che può essere registrato anche dal numero crescente di preti stranieri (1690) impegnati nelle parrocchie italiane. La loro presenza può certo essere considerata una ricchezza, come riconosce la Fondazione Missio: “La strada dello scambio dei doni e dei carismi, appare quella più idonea per la Missione di una Chiesa che, in un mondo globalizzato, accetta le sfide che da esso provengono”. Eppure il numero dei battezzati in tutto il mondo è ancora in crescita, particolarmente in Africa e Asia, preparando un futuro con più fedeli, ma meno preti. La Missione si trova davanti ad una sfida: quale sarà il volto della Missione di domani? Qualcuno dice che il volto della “missio ad gentes” ( ai popoli che non conoscono Cristo) è già cambiato: è più internazionale, reciproco, multi direzionale. In futuro dovrà essere necessariamente anche meno clericale, attraverso un maggior protagonismo dei laici. “Ormai da tempo si è entrati in una nuova epoca della Missione, dove la distinzione tra Chiese del Nord che inviano e Chiese del Sud che accolgono, risulta inadeguata” (Fondazione Missio). Papa Francesco sottolinea l’urgenza di creare  nuovi modelli di missione, a partire da quello di una “Chiesa in uscita”, formata da ogni singolo credente. “Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione”. Un missionario comboniano riflette sulla propria identità e scrive: “La Missione nuova è una nuova sfida, una frontiera non fisica, che inizia nel cuore dello stesso missionario e si estende a tutto il mondo. È una visione della missione più autentica, basata sulla consapevolezza della necessità della propria conversione prima che di quella degli altri”. Questa è la frontiera della nuova missione: un cuore credente, capace di una nuova “passione missionaria”.

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