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Martedì 25 settembre 2018

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Il sindaco interviene sul Centro culturale islamico

La Guida - Il sindaco interviene sul Centro culturale islamico

Poco più di un anno fa, nel novembre 2014, è stato rilasciato un permesso di costruire relativo ad una ristrutturazione edilizia con cambio di destinazione d’uso dell’edificio in questione, che da attività commerciale è passato ad attività culturale. La prima precisazione da fare, in modo chiaro, è che un centro culturale è cosa ben diversa da una moschea, che è invece luogo di culto.Il percorso che porterà alla realizzazione di questo centro culturale è stato illustrato in più occasioni, a partire dall’incontro della Giunta con il quartiere Gramsci del maggio 2015 e da  quello con il quartiere Donatello del novembre scorso. Tra l’altro, proprio il comitato di quartiere del Donatello ha pubblicamente difeso la scelta, dimostrando un’apertura mentale e una volontà di integrazione sicuramente notevole e meritoria.Il tema è stato affrontato anche in consiglio comunale, a seguito di un’interpellanza (la n. 14) presentata nella seduta del giugno 2015 dal gruppo consiliare della Lega Nord: in quella sede sono state fornite le spiegazioni e le motivazioni che hanno portato all’autorizzazione per il centro culturale islamico. Nei giorni successivi la discussione avvenuta in aula è stata ripresa in modo ampio dai principali media del territorio, che hanno così contribuito a informare la popolazione sulla questione.Possiamo quindi affermare che, dal nostro punto di vista, l’accusa di aver voluto cercare di nascondere il fatto sia abbastanza pretestuosa. Inoltre, come scritto sopra, aver affrontato il tema in due diversi incontri con i comitati di quartiere coinvolti va letto proprio nell’ottica di informare i cittadini interessati.A questo punto però riteniamo necessario approfondire la tematica, per cercare di fornire il nostro punto di vista e dare spiegazioni chiare su cosa vuole fare questa amministrazione per l’“integrazione”.I fatti accaduti in questo ultimo periodo, a partire dall’attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, stanno trascinando il pianeta in una battaglia culturale tra mondo islamico e Occidente, conflitto che ogni giorno sembra acuirsi e che rischia di trascinarci tutti, occidentali come musulmani, in un futuro di ombre e paure. Sicuramente l’autoproclamato stato islamico dell’ISIS è un grande pericolo e va affrontato con la dovuta fermezza, però trasformare la lotta ad un gruppo di fanatici in una guerra di religione contro tutti gli islamici rischia di creare un problema ancora più grosso.Il Comune di Cuneo, già da alcuni anni, sta lavorando per cercare di integrare nella propria comunità le persone di cultura e fede diversa, partendo dall’assunto che l’integrazione deriva dalla condivisione e non dalla divisione. Cuneo infatti è stata tra le prime città in Italia a mettere in atto, sin dal 1997, un servizio di informazione e di ascolto per gli immigrati, attraverso la creazione del Centro Migranti, uno sportello nato non con l’intento di fornire prestazioni sociali immediate ma di “aiutare ad aiutarsi” chi giunge straniero nella nostra realtà. Il centro Migranti offre aiuto nell’espletamento delle pratiche burocratiche, fornisce informazioni sulle normative per favorire il pieno esercizio dei diritti; organizza corsi gratuiti di lingua e cultura italiana per gli stranieri, promuove iniziative di integrazione sociale rivolte a cittadini immigrati. A questo proposito è da citare Isola di Mondo, una manifestazione che ha lo scopo di presentare alla città la realtà dei migranti in modo propositivo, così da creare un’occasione di incontro festoso tra cuneesi e  le diverse etnie di stranieri che vivono nella nostra comunità, per un reale superamento delle diffidenze attraverso la reciproca conoscenza. Infatti Isola di Mondo è nata 17 anni fa proprio  dal desiderio di creare uno spazio per raccontare la propria cultura, un’isola dove gli “stranieri” siano protagonisti, nella convinzione che la diversità sia una ricchezza, e non un problema, per la nostra città. Inoltre durante la manifestazione, già da alcuni anni, si tiene nella Cattedrale di Cuneo la celebrazione di una messa interculturale, elemento fondamentale per abbattere le barriere religiose.Nel solco di questa filosofia sono cresciute idee e iniziative per favorire l’integrazione delle diverse comunità, portate avanti, oltre che dall’amministrazione comunale, anche da singoli e associazioni, a rafforzare la natura solidaristica della nostra città.Certo i fatti successi nell’ultimo periodo, specialmente il secondo attacco terroristico a Parigi nel novembre scorso, hanno messo un po’ in crisi le spinte verso l’integrazione, a causa soprattutto di una lettura semplicistica data da alcuni organi di informazione che, probabilmente per vendere qualche copia in più, hanno cercato di far passare l’equazione islamico = terrorista. Anche in questo caso però la nostra comunità ha reagito con un forte spirito inclusivo: durante il  consiglio comunale di novembre sono intervenuti i rappresentanti delle diverse confessioni religiose presenti in città (tra l’altro, il primo intervento è stato fatto proprio da chi vuole realizzare il centro culturale islamico); a fine dicembre, allo lo scambio di auguri natalizi alla Casa del Quartiere Donatello, proprio il quartiere dove sorgerà il  centro culturale, c’è stata, tra gli altri, la partecipazione degli Imam responsabili del nuovo centro; infine, il 16 gennaio si è svolto un interessante incontro/dibattito per celebrare la XIV Giornata del dialogo islamo-cristiano, che ha visto anche la visita del nuovo vescovo, monsignor Piero Delbosco.Tutti questi fatti hanno addirittura portato alcuni a teorizzare un “modello Cuneo” per l’integrazione (vedi l’articolo “Perché non facciamo come a Cuneo?” di Michele Zanzucchi, direttore di Citta Nuova), reso possibile dallo spirito aperto, accogliente ed inclusivo dei nostri cittadini.Per concludere, quindi, crediamo fortemente nelle politiche che favoriscono l’integrazione, perché, dal nostro punto di vista, la diversità è una ricchezza e non un problema. Gli Stati Uniti sono stati per lungo tempo terra di immigrati, in gran parte anche italiani, e hanno fondato il proprio benessere, per molti aspetti, sul lavoro e sull’apporto dei non-americani.Crediamo che  il fenomeno migratorio verso L’Europa e l’Italia non sia arrestabile alzando muri o gridando all’invasione, ma sia da affrontare nel più puro spirito cristiano. Quindi chi viene da noi con l’idea di rispettare le regole, deve essere accolto e aiutato ad inserirsi, perché il futuro del nostro Paese dipende anche dalla capacità che avremo di aprirci a nuove idee e nuove culture.Il sindaco Federico Borgna

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