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Giovedì 21 giugno 2018

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Riapre al turismo la ferrovia Ceva-Ormea

La Guida - Riapre al turismo la ferrovia Ceva-Ormea

La storica ferrovia Ceva-Ormea, chiusa dal 2012, sarà riaperta dalla Regione Piemonte grazie  al progetto della Fondazione FS Italiane “Binari senza tempo”, che prevede il riuso turistico di linee storiche particolarmente suggestive, non più utilizzate per il trasporto pubblico locale.Uno speciale “viaggio test” è partito oggi dalla Stazione di Torino Porta Nuova, binario 1, alla riscoperta della storica linea, nell’alta valle del Tanaro. Presenti gli assessori alla Cultura e Turismo, Antonella Parigi, ai Trasporti, Francesco Balocco, i Sindaci dei Comuni interessati, accompagnati dal Direttore della Fondazione FS Italiane, Luigi Cantamessa assieme ai rappresentanti della Direzione Regionale Piemonte di Trenitalia e di Rete Ferroviaria Italiana di Torino. La corsa, a bordo di due automotrici diesel di Trenitalia tipo ALn 663.Costruita fra il 1885 e il 1893 come linea di valico dal Piemonte verso la Liguria, la ferrovia che da Ceva risale l’Alta Val Tanaro fino al comune di Ormea, è una vera e propria opera d’arte, dominata dalle Alpi Liguri.Un percorso di 35 chilometri su un dislivello di 330 metri, caratterizzato da 5 imponenti ponti in mattoni e pietra e 2 in ferro che si affacciano sul fiume Tanaro, e monumentali viadotti in pietra, come quello di quaranta arcate, tutte in curva, che porta alla stazione di Ormea. L’obiettivo è la riapertura dei binari che corrono tra i boschi  e le rive del Tanaro, in uno scenario naturalistico unico, con in programma un calendario di eventi nei paesi delle stazioni della linea e a bordo di un treno storico, composto da carrozze “Centoporte” (costruite nei primi del ‘900) e Littorine. L’iniziativa restituirà alla Ceva-Ormea una nuova vita, così come avvenuto con successo su altre linee riaperte  dalla Fondazione  FS. Vecchi tracciati che sono stati riattivati a scopi turistici, con grande beneficio per un turismo nuovo, sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei ritmi slow dei territori attraversati.La ferrovia Ceva-Ormea ha favorito, all’inizio del ‘900, lo sviluppo sociale e industriale dell’Alta Val Tanaro, un territorio di confine strategico fra il Piemonte, la Liguria e la Francia. I suoi numerosi ponti che hanno un’architettura di grande impatto visivo hanno resistito, senza subire danni, alla furia delle acque nell’alluvione del 1994.La linea tocca sei Comuni con nove stazioni in tutto (Ceva, Nucetto, Bagnasco, Pievetta, Priola, Garessio, Trappa, Eca Nasagò e Ormea), costeggiando e attraversando il Tanaro, immersa in paesaggi naturali e antropici di rara bellezza, con centri storici di pregio, castelli, chiese, musei storici ed etnografici.Tra i punti turistici di maggiore interesse, il Castello Reale di Valcasotto, nato come certosa e poi trasformato in residenza estiva dei Savoia, e le Terme di Garessio, antico borgo medievale.La ferrovia è circondata da una suggestiva rete di sentieri da scoprire con piacevoli passeggiate in quota e, nella parte più alta della valle, dopo la stazione di Ormea, è possibile arrivare al Bosco delle Navette (usato anticamente per l’approvvigionamento del legname e oggi area protetta ricca di specie rare) nonché raggiungere il tracciato transfrontaliero della Strada Ex-Militare Monesi-La Brigue-Limone Piemonte-Col de Tende.La linea è affiancata anche da una pista ciclabile (da Ormea a Piavetta), che si snoda lungo il corso del fiume Tanaro, tra fontane, sorgenti e aree ombreggiate, e che sarà completata nei prossimi anni, in collaborazione con l’Unione dei Comuni dell’Alta Val Tanaro e l’Unione del Cebano, dando nuova vita alle stazioni, i depositi e i magazzini di fine ‘800, che ospiteranno attività turistiche, commerciali e ricettive. Il territorio offre, poi, una gastronomia originale, basata sulla tradizione culinaria di montagna con influssi del vicino entroterra ligure, e molti prodotti tradizionali, come i ceci di Nucetto, i fagioli bianchi di Bagnasco, le tipiche castagne garessine, i formaggi e la patata di Ormea, oltre alle rape di Caprauna, presidio Slow Food

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